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Senza dubbio
"Satellite" è l'album che porta i P.O.D. al successo e li
consacra come una delle band portabandiera nel mondo della musica
cristiana. Musicalmente immediato, liricamente vario e valido, il quarto
album in studio del quartetto californiano risulta essere al momento
l'apice (non solo commerciale) della loro carriera.
E' con un attacco
di sola batteria che inizia Set it off, prima traccia
dell'album e prima parte di quella iniezione di energia che proseguirà
con l'inno di ringraziamento Alive e con Boom.
Segue il pezzo probabilmente più conosciuto al mainstream di tutta la
band, Youth of the nation, che senza ipocrisie e senza
falsi moralismi analizza la vita e le serie problematiche sociali di tre
giovani americani (si parte da un vero fatto di cronaca: l'ennesima
sparatoria avvenuta in una scuola vicino gli studi dove è stato
registrato l'album). Celestial, Satellite e
Ridiculous (in cui vi è la collaborazione di Eek-A-Mouse)
chiudono la prima parte del disco e The Messenjah apre la
seconda, sicuramente più riflessiva e meno immediata della prima. Le
altre tracce da segnalare sono Without Jah, nothing, dove
le sonorità dei P.O.D. ospitano il reggae di H.R., leader storico
dei Bad Brains, Thinkin' about forever, ballad dove
il cantante Sonny torna a parlare della morte della madre, episodio che
ha segnato la sua vita e dato il via alla sua conversione, e
Portrait per la sua durezza musicale e per i suoi testi che non
lasciano ambiguità sulla fede del gruppo.
Senza dubbio
"Satellite" rappresenta un disco di passaggio per la band, che piano
piano abbandona la durezza dei primi lavori (sopratutto "Snuff The
Punk" e "Brown") e va verso quella parte del nu-metal più
legata al rap che al metal vero e proprio. Resta il fatto comunque che,
tenendo sempre conto che di nu-metal stiamo parlando, "Satellite"
rimane un must per ogni fan del genere e un disco di riferimento per la
christian music nel mondo.
Nicola Guastamacchia |