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Quando si parla dei
P.O.D. saltano subito in mente quei capolavori che sono stati
"Satellite" e "The Fundamental Elements Of Southtown", e non
di certo "Snuff The Punk" e "Brown". Mentre il secondo ("Brown",
del ‘96) stabilì una grande fanbase per il gruppo, il primo ("Snuff
The Punk", del ’94) ce li introdusse.
"Snuff The Punk" è molto diverso da ciò che ci aspetta dai
P.O.D. di oggi. Già dalle note iniziali della opener, Coming
back, notiamo queste differenze: basso onnipresente, chitarre
sporche e graffianti, ritmi a volte lenti e tirati ed a volte veloci
come non mai, e scratch di sottofondo. I pezzi più o meno seguono tutti
la scia funky della opener. Da notare però sono l’aggressiva Draw
the line, la drammatica Run, che narra le vicende
e le difficoltà di ragazzi di strada, la title-track, e la closer,
Murder. Pur non brillando di fantasia, "Snuff The Punk"
è probabilmente l’album più esplicitamente cristiano che i P.O.D.
abbiano mai realizzato. La già nominata opener, infatti, avverte
l’ascoltatore che il ritorno di Gesù è imminente; Three in the
Power of One parla esplicitamente della Trinità, come si può
dedurre dal titolo; Murder, la closer, invece tratta
dell’aborto ("Abortion is murder / There's nothing you can say or do /
To justify the fact / That there's a living breathing being inside of
you"). Per quei [bip!] che ancora sostengono che i P.O.D. non
siano un gruppo white (e ce ne sono, cavolo!) che ascoltassero i testi
di questo album per cambiare subito idea.
Allora, "Snuff The Punk" è un buon album, molto divertente, che
farà saltare molti, ma purtroppo è ad anni luce dalla perfezione (e con
perfezione intendo "Satellite"). Il vocalist, Sonny, a volte
sembra più un emcee che un vocalist, con uscite alla "Yo, we are
P.O.D.!" o "Put your hands in the air!" e roba varia. Anche
musicalmente, il disco riuscirà a stufarvi abbastanza presto. Non c’è da
dimenticare però che è un debutto, e che il gruppo si rifarà appieno,
donandoci pezzi spettacolari quali Southtown, Alive
e Youth of the nation. E poi la copertina è figa.
Christopher Warman
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