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Il Nu, insieme all’Alternative, sono da sempre generi
"malvisti" dal mondo metal old-school, ma è innegabile che, oramai,
tutta la critica di settore sia concorde nell’inserirli all’interno
della scena metal. Ad ogni modo non compete a noi giudicare i gusti
musicali di nessuno, il nostro lavoro è, più semplicemente, quello di
presentare le maggiori produzioni Christian che approdano sui lidi delle
nostre sinapsi; eccomi quindi a presentarvi l’ultima fatica dei
P.O.D., "Testify". I P.O.D. sono forse una delle
Christian band più conosciute dal grande pubblico; band che ha il grande
pregio di testimoniare la sua fede in modo aperto e limpido, a partire
dal monicker, ossia P.O.D., che altro non è se non l’acronimo di
"Payable On Death", frase che si riferisce alla crocifissione di Gesù
che ha pagato in prima persona per i peccati degli uomini.
Questo "Testify" ci presenta il classico "P.O.D.
sound", infarcito di tanto rap, divagazioni reggae (soprattutto reggae
muffin) e ritmate staffilate chitarristiche. In particolare, questa
nuova produzione annovera anche brani melodici (If you could see
me now e Goodbye for now) che strizzano l’occhio
ai Linkin Park di "Meteora" e che si distaccano
parzialmente dallo stile, sempre molto deciso ed incalzante, che la band
sfoggia solitamente. Questo non deve far pensare ad un ammorbidimento
eccessivo del sound, infatti, brani come Lights out, molto
carica soprattutto dal punto di vista chitarristico, o come Sounds
like war, che fa bella mostra di un rap deciso ed arrogante
intervallato da gradevoli momenti melodici, tengono alto il classico
marchio di fabbrica P.O.D. Di particolare interesse, poi, sono le
contaminazioni che il quartetto statunitense mostra con orgoglio,
contaminazioni che vanno dal reggae muffin della entry Roots in
stereo e di Strength of my life all’R & B di
On the grind che, in particolare, unisce un ritornello
decisamente melodico e vellutato con una strofa dal gusto particolare,
sviluppata su un inquietante riff di chitarra e condotta da un rap nudo
e graffiante. Dei brani successivi sono da citare, i modo particolare,
Teachers, Mark my words e Say hello
che rappresentano forse i momenti più duri ed incalzanti del disco.
Teachers soprattutto, mixa un sound decisamente peculiare ed
accattivante, fatto di ritmiche lente, cadenzate e mortalmente dure, che
si uniscono a tre parallele linee vocali, una rappata, una completamente
clean e l’ultima scream; il brano, che si sviluppa su un sottofondo di
rabbiosissimi riff chitarristici, risulta duro, deciso e penetrante.
Nel complesso quest’ultima produzione dei P.O.D. si presenta
come un lavoro maturo, molto curato sia nella stesura dei brani che
nell’arrangiamento ma che, dal punto di vista del sound generale, lascia
un po' l’amaro in bocca, non tanto per l’eccessivo "ammorbidimento" di
quest’ultimo, quanto per l’aver relegato la parte più "metal"
dell’animo della band, ad un ruolo di secondo piano. Il disco è
complessivamente una produzione rabbiosa e incalzante ma, molto spesso,
lo è più dalla sponda rap del "fiume" che da quella metal. Un album
adatto, soprattutto, ai fan più incalliti dei P.O.D. e a chi,
nonostante l’animo da metallaro, celi dentro di sé un paio di "Yo Yo"
mai sopiti.
Luca
Sileni |