|
Secondo lavoro sulla lunga distanza per i Poems
Of Shadows, che segue il buon esordio del 2004 intitolato "Nocturnal
Blasphemous Chanting", il quale presentava una band dall’attitudine
cristiana intransigente e un sound già con buone potenzialità ma ancora
in parte acerbo ed embrionale. C’è da dire che il tempo ha smussato
molti spigoli e delineato meglio il sound di questa formazione, che si
ripresenta cinque anni dopo il debut con questo "Obscure Forest,
Destructive Illusion", il quale mette in bella mostra una
maturazione notevole che si può evincere anche da uno stile che, seppur
non dica nulla di nuovo, sa farsi strada con la giusta dose di
personalità e determinazione. A differenza del precedente platter, la
band brasiliana ha infatti apportato qualche novità al proprio sound, a
partire da una produzione più pulita e potente fino ad arrivare a
piccoli cambiamenti che si inseriscono con discrezione nel loro tipico
sound, ma che al tempo stesso marchiano a fuoco un nuovo percorso fatto
non più solo di black metal "tirato" e feroce, ma che spesso e
volentieri si arricchisce di mid-tempo e partiture di chitarra più
massicce che strizzano anche l’occhio a certi Immortal del
periodo 1999-2000. Quindi un certo alone epico e solenne ammanta le
nuove song dei Poems Of Shadows, rendendole più fluide ma
comunque coerenti col loro passato, in quanto quando c’è da premere il
piede sull’acceleratore i Nostri non si tirano certo indietro, pur
facendolo con maggior parsimonia.
Il disco si apre con Armaments of war,
piuttosto lugubre nel suo incedere che sfocia in un riffing dal sapore
"thrashy" e una sezione ritmica che si fa sempre più poderosa con belle
cavalcate in doppia cassa. Buone le vocals e ottima la prova degli altri
musicisti, ognuno capace di dimostrare senza esitazione di essere
maturato sia sotto il profilo tecnico che su quello compositivo. Si
prosegue ancora meglio con Thoughts of insane in the dark,
song compatta e davvero coinvolgente, che si esprime in un limbo fatto
di heavy metal epico e accelerazioni in blast beat tipiche del black più
oltranzista. L’alone dei Bathory e degli Immortal più
solenni trova di nuovo spazio in Real and true cause, dove
non vi è quasi traccia del black metal a cui ci aveva abituato questa
formazione nel suo esordio, essendo oramai evidente, anche scorrendo le
tracce seguenti, che quelle sonorità sono state messe quasi
definitivamente da parte in favore di un Heavy/Extreme Metal solo più in
parte influenzato dal black metal. A conferma di ciò arriva una delle
tracce che si avvicina di più allo stile epico messo finora in mostra,
ovvero Immortal truth, episodio glaciale e ficcante che
spiana la strada a una delle poche song veloci di questo disco,
Hordes of darkness, basata su incessanti blast beat, doppia
cassa e azzeccati rallentamenti. Chiudono l’opera la doppietta formata
dalla title track, che riprende tutti gli elementi finora espressi e
Call of honor, dove buoni riff si innestano su una base
ritmica di tutto rispetto in doppia cassa incessante e velocità
sostenute sparse qua e là, senza però mai perdere in atmosfera e pathos.
Concludendo posso dire che questo secondo parto della formazione carioca
è stato davvero una piacevole sorpresa per me, in quanto è sempre bello
notare che ci sono bands che lavorano sodo per migliorarsi e per
definire meglio il proprio sound, e direi che i Poems Of Shadows
stanno andando dritti all’obiettivo con una progressione graduale ma
notevole. Probabilmente ci sarà qualcuno che, essendosi molto
affezionato al precedente album non apprezzerà molto questa piccola
virata verso territori meno oltranzisti e più atmosferici, ma io sono
dell’avviso che una band non si debba valutare in base a parametri di
estremismo o meno, ma in base alla qualità della propria proposta e in
base alla sua capacità di evolversi nei propri ambiti, e questo, oltre a
non essere scontato, non è per nulla semplice. I Poems Of Shadows
ci sono riusciti, o perlomeno stanno cercando di imboccare una strada
più impervia ma che, date le premesse, sono sicuro sarà battuta al
meglio e regalerà molte soddisfazioni rispetto alla solita stagnazione
stilistica che molte volte rimane garanzia di sicurezza ma che
altrettante volte annoia non poco.
Il mio giudizio numerico quindi deve rimanere
relativo per vari fattori, tra i quali il fatto che il primo album è
stato recensito da un’altra persona, e poi perché parliamo di due
prodotti abbastanza diversi. In ogni caso un plauso a questa band per la
voglia e l’impegno profusi in quest’opera, che sarà capace di
scontentare forse qualche loro fan della prima ora, ma che al contempo
saprà rendersi decisamente più accattivante e meno stereotipata al
cospetto di molti altri.
Infected
|