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POSSESSION
The Unnameable Suffering
 
POSSESSION
Scourge And Fire
 
 

 

POSSESSION
Eternally Haunt
thrash
1995 - Metal Merchant Records
(USA)
www.myspace.com/eternallyhaunt

 

Cosa aspettarsi da un monicker come quello in questione, considerando che è metal estremo ciò che tale monicker racchiude? Io direi almeno qualche riferimento lirico o grafico al sacramentale esorcistico; in effetti la previsione era fin troppo facile, ci sono entrambi: ma, e questo me l'aspettavo forse meno, c'è molto di più. L'intro del Cd, Opening a doorway into the occult, è infatti un giro di lancetta fatto di formule rituali di un celebrante seguite da urla straziate di demoni che fuoriescono attraverso i corpi dei malcapitati. Ovviamente si tratta di recitato - o almeno credo - ma l'effetto cambia poco e si armonizza a ragion veduta con tutto il full-length, l'unico del quintetto dal Kansas, preceduto e seguito da due Ep, "The Unnameable Suffering" del '93 e "Scourge & Fire" del '97. Tra l'altro, curiosità appetitosa, due membri dei Possession, band ora split-up, ovvero il singer Nyk Edinger ed il batterista Shane Goade, andranno a comporre l'ossatura portante degli unblacksters Frost Like Ashes.

Il sound dei Possession è un rovo sonoro finemente intessuto di filature thrash, speed e death, dal quale emerge dominante un clamoroso lavoro solistico figlio delle irresistibili chitarre di Shayne Scholl e Mike Vinson, eccelse protagoniste del nostro disco al pari però di un indovinato leitmotiv, ovvero l’onnipresente intreccio vocale tra l’impostazione stilistica predominante (una tonalità intermedia tra il growl e lo screaming, in stile Extol), un inteso growl gutturale ed il sorprendente falsetto capace di altissimi picchi tonali. A valorizzare appieno la fluidità meccanica degli ingranaggi di cotanto songwriting intercorre una produzione direi ottima per il genere. I cinquanta minuti netti che vanno a formare "Eternally Haunt" sono estremamente compatti, ciononostante il tutto è proposto con notevole astuzia e lungimiranza compositiva: lo sgradevole effetto del déjà écoutè è dissolto prima del nascere, e le molteplici sfaccettature del lavoro di scrittura delle tracce, pur nello stile che resta inconfondibile, sono uno dei grandi punti di forza dell'album. Così all'interno della track list capita di trovare anche momenti inattesi. L’opener Beyond the grave (fusa in un tutt'uno col citato Intro) immediatamente chiarisce al metaller di trovarsi al cospetto di un disco decisamente sopra le righe: la traccia ha tutti gli stilemi caratteristici dell'arte arrangiamentale dei nostri, ma non esaurisce certo in sé le sorprese, quali il curioso coro clean di Sounds of sorrow, lo speed intrecciatissimo ed il geniale assolo finale di The mastery, il fraseggio scream-growl presente in Legion, tutta la strumentale addolorata ed evocativa Despair. Shades of death esordisce atmosferica epico egizia in stile Nile, per poi sfuriare improvvisamente in un assalto molto prossimo al grind; mentre Steel jaws of fate sembra proprio un omaggio-rimando ai Death di Chuck Schuldiner. Le conclusive Possessed e Rebirth sono doom-oriented, più la prima che la seconda, il cui gran finale - epilogo dell'Lp - sarà velocissimo e furibondo, cantato incluso.

L'unico vero dubbio su "Eternally Haunt" è l'insistito trittico scream-growl-falsetto, soluzione assai interessante e coinvolgente, ma forse un poco abusata. Se pensate di riuscire a chiudere un occhio circa questo neo correte a cercare questo Cd, ma se credete invece di non farcela, non importa, correte a rimediarlo lo stesso!, non vi farà di certo pentire di averlo fatto.

Vaake

VOTO

89

 

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