|
Cosa aspettarsi da un monicker come quello in
questione,
considerando che è metal estremo ciò che tale monicker racchiude? Io
direi almeno qualche
riferimento lirico o grafico al sacramentale esorcistico; in effetti
la previsione era fin troppo facile, ci sono entrambi: ma, e questo me
l'aspettavo forse meno, c'è molto di più. L'intro del Cd, Opening
a doorway into the occult, è infatti un giro di lancetta fatto
di formule rituali di un celebrante seguite da urla straziate di demoni
che fuoriescono attraverso i corpi dei malcapitati. Ovviamente si tratta
di recitato - o almeno credo - ma l'effetto cambia poco e si armonizza a
ragion veduta con tutto il full-length, l'unico del quintetto dal
Kansas, preceduto e seguito da due Ep, "The Unnameable Suffering"
del '93 e "Scourge & Fire" del '97. Tra l'altro, curiosità
appetitosa, due membri dei Possession, band ora split-up, ovvero
il singer Nyk Edinger ed il batterista Shane Goade, andranno a comporre
l'ossatura portante degli unblacksters Frost Like Ashes.
Il sound dei Possession è un rovo sonoro finemente
intessuto di filature thrash, speed e death, dal quale emerge dominante
un clamoroso lavoro solistico figlio delle irresistibili chitarre di
Shayne Scholl
e Mike Vinson, eccelse protagoniste del nostro disco al pari però di un
indovinato leitmotiv, ovvero l’onnipresente intreccio vocale tra
l’impostazione stilistica predominante (una tonalità intermedia tra il
growl e lo screaming, in stile Extol), un inteso growl gutturale
ed il sorprendente falsetto capace di altissimi picchi tonali. A
valorizzare appieno la fluidità meccanica degli ingranaggi di cotanto
songwriting intercorre una produzione direi ottima per il genere. I
cinquanta minuti netti che vanno a formare "Eternally Haunt"
sono estremamente compatti, ciononostante il tutto è proposto con notevole astuzia e lungimiranza compositiva: lo sgradevole
effetto del déjà écoutè è dissolto prima del nascere, e le molteplici
sfaccettature del lavoro di scrittura delle tracce, pur nello stile che
resta inconfondibile, sono uno dei grandi punti di forza dell'album.
Così all'interno della track list capita di trovare anche momenti
inattesi. L’opener Beyond the grave (fusa in un tutt'uno col citato Intro) immediatamente
chiarisce al metaller di trovarsi al cospetto di un disco decisamente
sopra le righe: la traccia ha tutti gli stilemi caratteristici dell'arte
arrangiamentale dei nostri, ma non esaurisce certo in sé le sorprese, quali il curioso coro clean di
Sounds of sorrow, lo speed intrecciatissimo ed il
geniale assolo finale di The mastery, il fraseggio
scream-growl presente in Legion, tutta la strumentale
addolorata ed evocativa Despair. Shades of death
esordisce atmosferica epico egizia in stile Nile, per poi
sfuriare improvvisamente in un assalto molto prossimo al grind; mentre
Steel jaws of fate sembra proprio un omaggio-rimando ai
Death di Chuck Schuldiner. Le conclusive Possessed e
Rebirth sono doom-oriented, più la prima che la seconda,
il cui gran finale - epilogo dell'Lp - sarà velocissimo e furibondo,
cantato incluso.
L'unico vero dubbio su "Eternally Haunt"
è l'insistito trittico scream-growl-falsetto, soluzione assai
interessante e coinvolgente, ma forse un poco abusata. Se pensate di
riuscire a chiudere un occhio circa questo neo correte a cercare questo
Cd, ma se credete invece di non farcela, non importa, correte a
rimediarlo lo stesso!, non vi farà di certo pentire di averlo fatto.
Vaake
|