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POSSESSION
Eternally Haunt
 
POSSESSION
Scourge And Fire
 
 

 

POSSESSION
The Unnameable Suffering   (Ep)
thrash
1993 - Self
(USA)
www.myspace.com/eternallyhaunt

 

I Possession sono il gruppo più sottovalutato di quella nidiata thrash cristiana che alle origini del movimento estremo generò importantissimi act quali Believer, Deliverance, Tourniquet, Sacrament e Vengence Rising; loro non ascesero mai alla celebrità dei succitati per il fatto che uscirono con un pelino di ritardo, ossia proprio quando il movimento fu gettato fuori le luci dei riflettori piombando nel suo periodo buio, eppure ancor più "true", durante il quale sopravvisse rintanandosi in un catacombale underground. I Possession quindi sono stati tra quelle band trait-d'union tra il vecchio e il nuovo ma proprio per ciò rimaste sconosciute ai più, e questo anche perchè ebbero effettivamente carriera breve constata appena di un eccezionale full-length e di due buonissimi Ep. Il nostro "The Unnameable Suffering" fu il primo e debut assoluto dei kansasini, che una volta scioltisi andranno a dar vita, quantomeno nel loro nucleo vitale costituito del singer Nyk Edinger e dal chitarrista Shayne Scholl, agli ottimi unblackster Frost Like Ashes.

L'Ep pur non covando già in sé i fasti di "Eternally Haunt", tuttavia ne costituisce un prelibato antipasto. Non tutto rifulge, ma già molto abbaglia. La caratteristica precipua di questa grandiosa band risiede senza dubbio in uno strepitoso intreccio vocale, in cui il gutturale e lo screaming (a tratti urlato in altri graffiante) si ritrovano armoniosamente avviluppati con un falsetto strepitoso, dagli acuti che fanno strabuzzare gli occhi. È la varietà con cui questo gioco di prestigio si ripete senza mai risultare monotono che stupisce. Ma "The Unnameable Suffering" non è ancora "Eternally Haunt" dicevamo, e quindi la produzione è meno curata e potente, il songwriting presenta alcuni buchi di sceneggiatura, ma principalmente il lavoro solistico non travolge come invece farà nel full-length composto un biennio dopo. In Seer’s vision, l'opener, le due "sei corde" sovraeccitate sfogano l'iperproduzione ormonale in una cavalcata thrash ricca di alternanze ritmiche e impreziosita da elaborati fill opera del notevole John Longstreth. Gran pezzo, il cui successore non dimostra la medesima verve: Sounds of sorrow tenta di fluttuare nell'etere creando sensazioni depressive, prima di evolvere in un mid-tempo piuttosto lineare giocato sui vocals. Esperimento non troppo riuscito, non è questa l'anima dei Possession, e i nostri se ne renderanno conto. Fortunatamente già qui si torna a galoppare con Have no fear, in cui le pause sono cadenzati triviali; il tasso di testosterone del songwriting farà ondeggiare molte lunghe chiome.

Il Cd, benché breve, contiene lampi di mero genio compositivo ed esecutivo, che diverranno molto più tangibili in quello che sarà uno degli album white meno glorificati - in rapporto al valore oggettivo - di sempre. Fate vostro "Eternally Haunt" il prima possibile, poi probabilmente cercherete anche questo.

Vaake

VOTO

83

 

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