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PROJECT 86
Truthless Heroes
 
 

 

PROJECT 86
Drawing Black Lines
nu
2000 - Atlantic Records
(USA)
www.myspace.com/project86

 

I californiani Project 86 si formano nel 1996, e dopo un debutto self-titled nel ‘98 tornano in studio per uscire nel 2000 con il loro secondo lavoro, "Drawing Black Lines". Il sound dei Project 86 è un nu-metal forte (molto), oscuro e misterioso. Pochi gruppi riescono a prendere un genere come il nu e a renderlo personale fino a questo punto. A me questa band non era mai piaciuta, le vocals mi sono sempre sembrate forzate, e il sound troppo tipico; una persona però mi ha consigliato questo album, dicendo che ascoltandolo il gruppo mi sarebbe iniziato a piacere. Con molto scetticismo ho preso il disco e l’ho inserito nel lettore.

Con chitarre oscure ed esplosive apre Stein’s theme, che in 4 minuti contiene più energia esplosiva di qualunque altro disco dello stesso genere. Non mi aspettavo nulla di simile. La musica è eccezionale, ma per le vocals mi ci sono volute un po’ di tracce per abituarmici. La seguente One-armed man è meno oscura della opener, ma ritiene ancora tutta l’energia sprigionata a inizio disco. Questa volta compaiono anche melodie nel ritornello, ed un bellissimo semi-breakdown a metà pezzo. Con molta voglia di pestare ancora, si passa a Me against me, altro episodio molto bello, con chitarre che vanno e vengono, pur se leggermente ripetitivo dopo un po’; buono il finale, in cui ci sono vari secondi di ambience, ottimi per introdurre il brano seguente, PS; che dire di questo oltre al fatto che è sicuramente il migliore del platter? Apre con chitarre leggere ed inquietanti e vocals melodiche, che aggiungono tensione al momento, per poi passare alle tipiche sonorità esplosive del gruppo, con vocals urlate ed incavolate. Dopo un breve bellissimo bridge tutti gli strumenti si fermano, tranne la chitarra inquietante e le percussioni, che continuano a suonare mentre la voce misteriosa e suadente di una donna che parla in giapponese appare, facendo salire dei leggeri brividi sulla colonna vertebrale. Si torna pesanti con Set me up, che però non e’ nulla di speciale, mentre torna l'inquietudine oscura con Chimes, altro ottimo pezzo del platter. Bellissima è anche A toast to my former self, maggiormente aggressiva, con vocals melodiche nel ritornello. Ci si alleggerisce un po’ con Sad machines, discreta pur se ripetitiva e noiosa nel ritornello, mentre la prossima, Star (*), e’ l’unica ballad in tutto il platter. Molto lieve e rilassante, ottima dopo otto pezzi di pura energia distruttiva. Subito dopo, si torna di nuovo scatenati con Chapter 2 e Open hand, in cui gli elementi rap sono più evidenziati. Conclude l’album la stranissima Twenty-three, di 13 minuti, più o meno simile al resto dell’album, tranne per il fatto che è colma di effetti industrial, e che gli ultimi 5 minuti del brano sono solo feedback distorto di chitarra.

Tirando le somme, "Drawing Black Lines" è un ottimo lavoro, realizzato da un gruppo che non mi piace. Avevano ragione a consigliarmelo, se non l’avessero fatto non avrei mai dato una possibilità a nessuno degli altri loro lavori. Comunque il sound è ancora molto grezzo, e ci sono diversi brani che contengono parti ripetute all’infinito, ma per il resto l’album è bellissimo, ed è consigliato a chi piace il nu o a chi vuole conoscere il nu!

Christopher Warman

VOTO

86

 

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