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PROMESSA DIVINA
Crush Hell
 
 

 

PROMESSA DIVINA
Mercy Welcome
unblack
2001 - Self
(Brasile)
n.d.

 

Una tappa evolutiva - siamo ancora in fase embrionale - di quello che prenderanno forma essere i Poems Of Shadows e i Devotam, passò attraverso questo progetto split-up nel 2001 dopo aver sfornato due discreti album. Mastermind del quartetto dei Promessa Divina difatti fu proprio Lord Shavout (qui più sobriamente Edmilson), e in line-up compare anche l'ex drummer dei Poems Of Shadows, ossia quel Matan ora impegnato negli unblackster Azbuk. Due full-length autoprodotti dunque per il monicker brasiliano, produzione che nel nostro "Mercy Welcome" seppur ovattata e sommessa quanto a potenza, è tuttavia molto ben bilanciata a pulita a livello di miscela di suoni, per cui l'ascolto del black metal melodico che ci propinano i latinoamericani risulta piacevole, anche in virtù di una esecuzione strumentale che seppur non impeccabile si fa apprezzare, ricolma di buoni spunti tecnici.

Solito intro temporalesco intriso di keys work sottile e turbato, segue Floresta satânica, mid/down tempo atmosferico in screaming corrosivo, strutturato su un insistito giro armonico che nonostante varianti ritmiche, quali intrecci, minimalismi ambient con sussurrati e l'esteso assolo di chiusa, rimane monotono nei sui otto, piuttosto piatti, minuti. Più ispirata compositivamente, ma anche finalmente straripante di up tempo che sfociano in un violento raw, è Black metal, aperta da un buon drums solo. Ricca di soluzioni serrate e quasi progressive, A quem temerei ha il suo afelio emozionale in uno stacco di tastiere serafiche seguite da un brillantissimo assolo poggiato su un'intelaiatura strumentale sorprendentemente elaborata. Doom rado e marziale prima, sound isterico avvelenato poi per l'antisatanica A batalha começou, il cui finale è heavy galoppante con apoteosi solistica, mentre progressivo è il black della seguente Restauração, fortemente orientato alla minimalità quello di Pense, e dedita a brusche quanto nette variazioni ritmiche Diabolicos desejos. Giungiamo così alla notevole title-track Mercy welcome ("Healing of my Lord come to me / Entwine the graft to be alive blood bond / Of the past perfect remains father / Son and the Lord your healing plan / Christ is here to wash your ways / Christ is here to bring you hope / Christ is here to crush your pain / Holy one invade my world) intensamente ambient con orfiche scenografie dark-atmosferiche e doom oriented, nonostante menate oscure, quasi thrillerose nell'accompagnamento dell'onnipresente tastiera. Closing song è Os anjos de Deus trabalham la quale alterna buona progressività a modesti bridge, ma soprattutto a picchiati brutalissimi e vorticosi.

Il problematico tallone d'Achille della release risiede per lo più nell'aver voluto strafare perdendo d'occhio l'economia complessiva del Cd: pezzi interminabili che spesso nella loro prolissità stufano e fanno storcere il naso nei confronti di un lavoro purtroppo esageratamente pleonastico nella sua ora di dispersione. Se i buoni spunti fossero stati strizzati e il platter compattato staremmo parlando di "Mercy Welcome" in sicuramente più enfatici termini. Tuttavia la conclusa esperienza Promessa Divina seppur rimasta incompiuta ha maturato il suo frutto nei progetti postumi di Lord Shavout, e così tanto i Poems Of Shadows quanto, e direi soprattutto, i Devotam resteranno ossequianti debitori verso questo venerabile capro sacrificale.

Vaake

VOTO

70

 

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