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QUEJIDOS DEL SEOL
Eternidad
deathcore
2006 - Self
(Porto Rico)
www.myspace.com/quejidosdelseol

 

Ormai è risaputo che uno dei luoghi in cui il panorama metal cristiano è molto ampio è l'America Latina. Un po' più raro è invece trovarvi una band che per trasmettere il messaggio cristiano utilizzi uno stile molto amato dai cugini statunitensi, ovvero il metalcore. Una di queste band è quella dei Quejidos Del Seol, white portoricani che utilizzano come stile tanto il metalcore statunitense quanto il death tipico del Sud America, come quello dei Sepultura. In pratica, definirli una band metalcore sarebbe riduttivo, definirli death sarebbe inesatto, quindi si può tranquillamente dire che il loro genere esatto è il deathcore. Quanto alle liriche, scritte interamente in spagnolo, riguardano soprattutto l'amore che Dio ha verso i suoi figli, l'importanza che Lui ha nella nostra vita e la sua redenzione dai peccati.

Dopo una breve Intro, la prima vera traccia è Control, che apre con ottimi fill di batteria accompagnati da pesanti riff; notevole l'accoppiata growl-clean voice, che in alcuni tratti si sovrappongono, in altri si alternano. Militante esordisce in maniera più cupa e death, con riff chiusi e meno armonici, che proseguono così durante tutta la traccia, salvo qualche riff. Circunstancias ha un sound diverso dalle precedenti song, con riff leggermente più veloci, alti e armonici, accompagnati da pesanti colpi di basso. Tiempo apre con riff post-core e fill rapidi e vari. Una caratteristica di questo gruppo è la quasi totale mancanza di assoli, in quanto sono sempre presenti i riff delle due chitarre, anche se a volte il sound troppo cupo e grezzo impedisce di valutare a pieno il potenziale ritmico, e molti riff vengono perciò sottovalutati. Rechazo mantiene il solito stile grezzo per quanto riguarda le chitarre, ma è più evidente l'utilizzo della pedaliera: ottimi sono in chiusura i colpi di basso, anche se troppo brevi. Oportunidad non ha quasi nessun cenno di metalcore, in quanto fill e riff sono lenti e pensati, però la chiusa è un po' confusionaria. Eternidad, la title-track, e la successiva Manifiesto, prendono a piene mani dal death più duro e violento, perdendo ogni traccia del core che ogni tanto faceva capolino nelle altre composizioni. El rapto si distacca dallo stile dei precedenti brani e opta per riff più alti e tecnici, che però, soprattutto in alcuni tratti, si fanno caotici e poco armonizzati. Le tre bonus track, La promesa, Vendas e Busqueda, rappresentano un buon equilibrio tra metalcore e death, ma perdono punti per quanto riguarda lo stile vocale in quanto viene utilizzato un growl troppo pulito che fa perdere profondità al pezzo.

Insomma, questo disco è molto complicato, difficile da capire per chi non sia abituato alle sonorità death-grind. Per chi apprezza il metalcore più duro e grezzo, accompagnato da possenti cavalcate death, "Eternidad" non dovrebbe mancare nella propria discografia, mentre chi preferisce le sonorità melodiche nordeuropee certamente storcerà il naso di fronte a questo stile grave e massiccio.

Francesco Pellegrino

VOTO

72

 

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