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RANDOM EYES
Invisible
 
 

 

RANDOM EYES
Eyes Ablaze
melodic heavy
2003 - Self
(Finlandia)
www.myspace.com/randomeyes

 

"Eyes Ablaze" è il primo cd realizzato dalla numerosa band finlandese dei Random Eyes, formatasi nel 2003: ci sono qui ben due co-vocalist Katja Rimpeläinen e Christian Palin, tre chitarre che appartengono a Timo Kuusjärvi, Samuel Hoisko, Mikko Tuliniemi, al basso Timo Mäki-Marttunen ed infine alla batteria Timo Peltokangas. La nostra band è sinceramente orientata in un genere di metal molto melodico e "dolce", parecchi ascoltatori faticheranno a inserirli in un un genere ben determinato poiché molte sono le melodie prese in considerazione ed inserite nell’album: talvolta abbiamo canzoni heavy, altre più gotiche e cadenzate, conservando in ogni caso un’atmosfera molto calma e riflessiva.

Il cd inizia con la song Hero, il ritmo è molto blando e tranquillo le chitarre fanno un buon lavoro nel coordinare la canzone che scorre leggera e orecchiabile, la batteria mantiene un tono elegante che lascia pieno spazio ai cantanti di "scivolare" leggeri all’interno della canzone: entrambi i vocalist sono dotati di voci molto cristalline che si intendono e si incontrano molto bene; la voce femminile di Katja Rimpeläinen accentua la tonalità leggera della canzone, la rende piacevole e mai monotona, quella di Christian Palin la segue intonando una melodia dai toni molto romantici. La seconda track Faith, molto simile alla precedente, presenta ritmi anche qui blandi e molto soft, le chitarre lasciano spazio ai vocalist che passano in primo piano dando dimostrazione di qualità molto apprezzate nell’ambito del metal melodico, ma che non riescono più di tanto ad esaltare l’ascoltatore, il quale forse sarà tentato a saltare a piè pari questa song. Vi è un attimo di assopimento in questa traccia che pregiudica leggermente la qualità del cd, ma che nel contesto non lo sfigura affatto, anzi mantiene quel tono malinconico che prevale nell’arco di tutto l’album. Contorni un attimo più gotici e tristi, è la terza track Son of perdition, che comincia con una melodia dai toni malinconici che si alternerà con la voce femminile per tutta la durata della song, la quale è strutturalmente semplice e priva di assoli e prodezze tecniche. Gli strumenti sembrano suonare la medesima melodia che si ripete più volte, la voce non fa fatica a seguirli creando un sound orecchiabile e di facilissimo ascolto. La prossima song, New creation girl, propone sonorità heavy-gotiche senza però impennare il ritmo che resta sempre molto "controllato" e costante: la canzone inizia con una chitarra dai toni molto pacati e tristi la quale lascia ben presto spazio al vocalist che canta una vera e propria canzone strappalacrime: il tono è triste e malinconico e anche gli strumenti sembrano assopirsi in questa atmosfera molto autunnale, ogni tanto una chitarra improvvisa un microassolo, ma restiamo sempre nella orecchiabilità che fa fatica ad impressionare.

A metà del disco la band sembra darci una svegliata dopo questo abbiocco strumentale con la canzone Soldier, dal ritmo senz’altro heavy: i due vocalist si mettono a "scorrazzare" per tutta la song in duetto leggero e melodioso, non illudiamoci in un’impennata supersonica di velocità, ma apprezziamo solo l’ondata di freschezza che ci regala la song. Ci siamo rinvigoriti con la precedente song e ne avevamo bisogno, perché con Little angel quelle poche riserve di adrenalina che siamo a malapena riusciti ad accumulare andranno in poco tempo perse. La canzone inizia molto lentamente: strimpellamento di una tristissima chitarra, vocalist maschile e poco dopo femminile che eseguono l’ennesima melodia strappalacrime; il ritmo si mantiene lento e ripetitivo, purtroppo avvertiamo in questa canzone carenza di originalità, non ci sono parti interessanti, tutto si mantiene standard e purtroppo sentito e risentito. Molto simile ad una canzone d’amore è la song Tears, ritmo senz’altro dolce e leggero, entrambi i vocalist cantano formando un duetto molto passionale e accorato. La canzone è di facile ascolto, certe volte le chitarre accennano a sonorità heavy, ma prevalgono maggiormente sonorità gotiche. La semplicità della struttura è accentuata, non sono presenti assoli o finezze tecniche. Melodia allo stato puro è Fallen: i vocalist si esibiscono in modo aggraziato, sembrano quasi recitare una poesia. L’atmosfera non è del tutto spensierata, al contrario, ma la serenità che trapela dalla song è considerevole; dopo l’ascolto terremo in considerazione la vocalist femminile, ci ricorderemo di quella voce cristallina che ci accompagnava nell’ascolto infondendoci tenerezza e serenità. In Fantasy avviene un dolce sodalizio tra il genere heavy e gothic, l’unione è così pregiata che ne esce una canzone davvero ben fatta, ritmo incalzante e leggero ma con venature heavy accentuate, le chitarre sono sintonizzate in sonorità romantiche, una forza vitale pulsa e si muove sinuosa, come un vento fresco che anima e rinfresca un ambiente autunnale. Il vocalist maschile fa un ottimo lavoro, riesce a fondere la propria voce con quella degli strumenti, formando un unico corpo, un’unica anima. Siamo alla fine del cd, la track Tomorrow will come ci immerge in atmosfere romantiche e molto passionali, ritmo blando e dolce fa da sottofondo ai vocalist che creano una danza d’amore molto accorata e "gentile", la song ha una struttura semplicissima, le voci fanno da padrone fino alla fine concludendo una traccia degna di essere riproposta nel giorno di "San Valentino".

Abbiamo apprezzato lo sforzo dei Random Eyes, hanno un po’ modificato le stesse leggi che sono alla base del metal e soprattutto del gothic: sonorità più aggraziate e dolci anzichè fredde e austere. Hanno creato un genere molto melodico e di facile ascolto dove forse i "veterani" ascoltatori del gothic resteranno un po’ indifferenti, ma soprattutto si soffrirà molto per la massiccia presenza di song semplicistiche e ripetitive, vero e proprio difetto di questo album che nel suo complesso è carino ma manca di originalità.

Fabio Manna

VOTO

70

 

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