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End Of Silence
 
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Innocence & Instinct
 
 

 

RED
Until We Have Faces
alternative
2011 - Sony Music Ent.
(USA)
www.myspace.com/dropofred

 

Dopo il successo ottenuto con i precedenti full-length, i Red tornano a farsi sentire con il loro terzo disco dal titolo "Until We Have Faces". Il nostro quartetto, considerato la punta di diamante dell'alternative di stampo cristiano, si presenta con Michael Barnes alla voce, Anthony Armstrong alla chitarra, il fratello Randy al basso e il batterista Joe Rickard entrato nel 2008. Continuando a cavalcare l'onda del successo, la band propone un sound simile a quello dei precedenti lavori, inserendo però più parti melodiche come vedremo nel dettaglio.

Si parte subito in quarta con Feed the machine, il classico sound alternative che unisce quei riffoni di chitarra granitici e parti in scream ad un refrain iper melodico. Le sensazioni sono buone, il brano è energico, il cantato di Michael Barnes è intenso e l'intera band convince fin da subito. Non ci resta che proseguire con Faceless. Questa volta il suono è più morbido, le parti in scream sono praticamente inesistenti: è il classico brano da hit, sullo stile Nickelback tanto per intenderci, e seppur il livello tecnico rimane alto non fanno molta presa come per l'opener ascoltata tre minuti prima. Lo stesso discorso si può applicare anche a Lie to me (denial), ma in questo caso il mood cupo del refrain rende il tutto più interessante e piacevole all'ascolto. Let it burn è la prima vera e proprio ballad del disco, ma secondo me hanno tirato fuori qualcosa di troppo melenso e infarcito di elettronica che alla lunga stufa. Si poteva fare sicuramente di più, e infatti lo fanno con Buried beneath. Questa è davvero riuscita bene, sognante al punto giusto, ricca di cori che danno quella carica emotiva che prima è mancata. Proseguendo con la successiva Not alone, ecco che ci viene proposta ancora una ballad. Proprio così, ancora una, e ancora più moscia (concedetemi il termine) delle altre. Pochi spunti interessanti, purtroppo ha il sapore di "già sentito". Solo le lyrics sono degne di nota, un inno alla fedeltà di Dio: "I am with you, I will carry you through it all / I won't leave you, I will catch you / When you feel like letting go / 'Cause you're not, you're not alone". Finalmente si ritorna a spingere sull'acceleratore e soprattutto ad aumentare la distorsione della chitarra con Watch you crawl, un pezzo in pieno stile P.O.D., aggressivo quanto basta e melodico al momento giusto. Si passa poi ai ritmi cadenzati di The outside e Who we are, dove sono presenti massicce dosi di industrial nella prima, e una buona carica di testosterone nella successiva. La penultima di "Until We Have Faces" dal titolo Best is yet to come è ancora un'altra ballad alla Nickelback, orecchiabile, ma nient'altro di più.

La conclusione è affidata a Hymn for the missing, e neanche a dirlo è ovviamente un'altra ballad, ma questa volta si fa sul serio. Un intreccio di voce e piano che vanno a formare una melodia malinconica, sognante, intensa e ricca di pathos, dal finale quasi struggente. E' esattamente tutto quello che si dovrebbe trovare in un lento, e tra tutti è il più riuscito del disco. "Until We Have Faces" fa l'occhiolino alla scena commerciale e lo testimoniano quasi tutte le ballad, tecnicamente perfette, ma che spesso mancano di anima e ripropongono stili già sentiti. Per quanto riguarda i pezzi più aggressivi i Red ci sanno veramente fare ed è un peccato che non abbiano insistito abbastanza su questo aspetto. In ogni caso è buon disco per gli amanti dell'alternative con tutte le sue sfaccettature che possiamo trovare in gruppi come Nickelback, Skillet e P.O.D.

Daniele Fuligno

VOTO

70

 

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