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Non brilla in nulla di particolare, ma si difende
con una certa disinvoltura su tutti i fronti la nuova proposta dei
messicani Reevolucion, terzetto che sforna per la Insania Records
questo professionale full di oltre quaranta minuti di grind gore
discretamente prodotto, canonico e completamente privo di guizzi e
illuminate bizzarrie, sì, ma che si lascia comunque piacevolmente
ascoltare soprattutto per via di un'esecuzione generalmente puntuale e
anche apprezzabilmente tecnica. Già autori di due demo Cd
rispettivamente di hardcore punk e crossover, questo debut ufficiale è
il loro battesimo nel grindcore, nonostante le influenze punk continuino
a emergere in modo marcato.
Tredici tracce in idioma vernacolare - la
cristianità della band è liricamente evidente -, ad introdurre il lavoro
è Plegaria: bailamme radiofonico, proclama solenne,
riffone tra fluttuazioni horrorifiche e poi si cavalca il blastbeats
fino alla successiva grind punk La voz en mi cabeza,
tirata in loop con scream sfiatato e radi growlati cavernosi, traccia
sintomatica di come le vocals non siano il piatto forte della casa.
Fomenta e tritura la rigurgitante Siente el poder, (lunga)
traccia da pogo assassino in sede live, nonché una delle più convincenti
del platter, seguita dal brevissimo sfogo della ultraortodossa
Muerte a los demonios. Siamo a El llanto del niño violado,
grind punk con growl fognato non del tutto convincente, più strutturata
e tecnica con passaggio grind'n'roll è Sediento de sangre,
in cui però riemerge con forza il limite vocale. Una female singer dalla
timbrica leggiadra pervade la carezzevole ballad drammatica Corona
de espinas, ma si torna alla brutalità atavica già con la
successiva La ley de machete, brutalità che non
abbandonerà più il platter fino alla song che precede la pulita
tredicesima Cazando demonios podridos; nel mezzo episodi
abbastanza variegati che tuttavia niente aggiungono e tolgono a quanto
finora detto dai centroamericani, tra questi comunque a spiccare sono la
martellante Muertos vivientes e la catartica Ritual
de purificación.
Discreta realtà dell'estremo underground dunque,
presentatasi sulla scena con un album in chiaroscuro ma tutto sommato
apprezzabile. Solo il futuro ci potrà dire se sia act che abbia le carte
in regola per un necessario salto di qualità.
Vaake
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