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Che vi piaccia o no il power, questo è un disco imperdibile
per tutti gli orecchi. Dalla scuderia Rivel, il buon Christian Liljegren
produce il polistrumentista e singer Tommy Johansson, ma che poi solo
non è perché con lui ci sono
Kerry Lundberg
(chitarra ritmica e coro), Christer Viklund (basso) e Mattias Lindberg
(alla batteria). Nonostante le apparenze, non ci troviamo di fronte a un
album sciatto e monotono, visto l’attuale andamento della scena power
internazionale, ma abbiamo la possibilità di ascoltare qualcosa di nuovo
e di ben costruito, anche se proprio la produzione ha curato
scarsamente, a livello acustico, il missaggio dell’intero concept.
Benché un primo e superficiale ascolto inganni, "The Light" è un
christian album perché incentrato sull’eterna lotta tra bene e male, tra
ordine innaturale e ordine divino, il quale interverrà a favore della
risoluzione finale. Ha un sapore fantasy che viene sottolineato da
arpeggi barocchi in grande stile, ma che non intralciano in nessun modo
l’ascolto; certo, in questo caso i riferimenti a bands come i Sonata
Arctica o gli italianissimi Rhapsody Of Fire si consumano.
Entriamo nel vivo del full-length con la title track,
caricatissima song ricca di tastiere e riff che si sprecano; la voce
cristallina del vocalist dà subito prova della sua ampia estensione; gli
assoli di grande portata sostengono una ritmica accattivante che si
mantiene tale per tutto il disco. Legacy, invece, ci
riporta indietro di qualche decennio: un grido di apertura fa da
apripista, sostenuto da psichedeliche tastiere; ottimo scambio di voci
tra Johansson e
Kerry Lundberg,
nel segno del più classico dei power. Great hall of reinxeed
sembra provenire dal soundtrack di qualche videogame: doppie tastiere,
di cui una in organ groove, sono la caratteristica della terza traccia,
in cui la batteria, anche se poco valorizzata, riesce a farsi spazio con
la sua doppia cassa; è senza dubbio una delle song di maggiore effetto.
Magic night ha l’intro più melodico, ma non vi preoccupate
perché è solo l’introduzione! Peccato davvero che la voce del singer non
sia stata ben potenziata in post produzione, così come il basso, che
riesce a mettersi in evidenza specie nel momento in cui dà l’avvio
all’assolo di tastiere che a sua volta lascia il posto a quello di
chitarra, tirata e down al punto giusto. Un’intro fantasy è quella di
Eternity, sfacciatamente pomposa, ma ci pensano batteria e
chitarre a portarci alla realtà; rispetto alla altre finora ascoltate,
questa rappresenta quella meno originale di tutto il lavoro, ma
sicuramente una delle più complesse. Shyrheny invece è in
bilico tra power e hard-rock; eccellentissimo è il corpus musicale
costruito dalle tastiere e nonostante tutto, l’udito non ne risente. Di
Northern sky bisogna porre l’accento su due particolarità:
l’intro corale, maestoso, a prova di "squilli di tromba" e il solo di
chitarra, forse il più bello ivi contenuto. Ma la song in cui la voce di
Johansson riesce finalmente a esprimersi in tutti i suoi colori è
Kingdom fall: i riff si sprecano e parlare di un solo assolo è
davvero riduttivo. Passiamo alla lunghissima End of this journey,
un brano davvero meraviglioso in cui l’ascoltatore è ancor più coinvolto
nella storia che si conclude con il trionfo della Luce. Infine, l’album
termina con un omaggio a un celeberrimo connazionale: in Heavenly fire, pezzo instrumental, è la
chitarra a farla da padrone; da far venire i brividi! E Malmsteen avrà
ringraziato.
Ascoltare tutto d’un sol fiato quest’album, lascia
piacevolmente sconvolti. È carico, pieno di energia, in un’unica parola
è power, con quel tocco prog che ora non guasta. Per essere il primo
lavoro in studio, per lo meno quello più importante, hanno fatto centro,
peccato che la produzione abbia reso eccessivamente "normali" certi
passaggi.
Roberta Cannone |