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Circa un anno e mezzo fa i finlandesi Renascent stupirono il
movimento christian metal - quantomeno nella sua ala più estrema - col loro superlativo Ep
"Demons' Quest", diciassette minuti di un peculiare
sound di tetro death melodico
e black tastieristico dalla produzione eterea, il tutto incorniciato in un artwork d'eccezione. Si capisce come
tutto ciò abbia generato una
certa attesa su questo gruppo. Eccoci finalmente giunti al momento tanto atteso, i
Renascent hanno rilasciato il loro primo full-length, "Through Darkness":
subito notiamo come le apprezzate caratteristiche esteriori siano rimaste
immutate. Quanto al sound una premessa: il quartetto formato dal
vocalist e chitarrista Eero Tertsunen, dalla moglie tastierista
Mikaela Akrenius, dal bassista Voitto Rintala e dal drummer Jani
Stefanovic ha inserito al microfono il bravo Barry Halldan, anche se
uscito l'album sia Stefanovic che Halldan, svedesi, hanno lasciato
la band per l'impossibilità di portare avanti il progetto come si
converrebbe data l'eccessiva lontananza geografica dal nucleo
fondatore. Precisazione doverosa anche per giungere
all'interrogativo chiave: cos'è
mutato nel sound dei Renascent? Fortunatamente niente!
Oscurità, tastiere protagoniste e sonorità sature al più non
possibile impazzano (e fanno
impazzire) anche in questo debut album.
L'apertura è affidata ad In hell: un cuore pulsa su un synth tetrissimo che fa aumentare
sempre più la tensione ed il
battito: una donna urla terrorizzata ed una voce maschile proclama, horrorifica, l'inferno; esplode così il classico Renascent
sound più potente che mai; passaggi velocissimi ed altri più swedish,
accelerazioni, frenate, ed uno stacco più intrecciato fanno
subito adorare il nuovo album dei finlandesi. In Corrosion of
emotions il neosinger Barry Halldan è molto bravo nell'alternare al suo
growl linee più profonde ed altre scream-oriented; la tastiera è
comunque la protagonista assoluta, qui anche con gli utilizzatissimi
effetti sinfonici. Rallentamenti oscuri ed un bel guitar
solos la completano. Tastiere sinistre sono presenti eccome anche
nella distruttiva Scenes of a tragedy dove
entusiasmante è nel centro l'urlo "Jesussss"! L'assolo è qui
orientaleggiante. La pioggia, un lontano tuono, pianoforte e
mansueti riff in Through darkness generano nostalgia,
su cui però irrompe nuovamente la poderosità strumentale, anche
esplosiva. La linea melodica è favolosa, e questa title-track di
6:24 si impone senza dubbio come la best song del disco. Bello è in
Sustain me un'improvvisa pausa atmosferica con
un clean rauco sofferto. Le tastiere tendono ad essere scambiate per
maestose orchestrazioni.
Arise è aperta da note meramente black che torneranno nella track, ma
poi a predominare è il death che trita qualsiasi cosa incontri sul suo cammino,
nonostante un momento swedish centrale; sul finale troviamo anche
battute lente e poderose, quasi doom. Luminosità inattesa ed una
buona linea melodica emergono nella massiccia The last journey,
mentre Wisdom calls non aggiunge molto di nuovo se non
qualche riffing heavy/thrash. Un'impressionante serie di
accelerazioni, una dietro l'altra, colpisce non poco nella furiosa
Warriors of the morning che poi scema
rilassata con tanto di assolo evocativo. Il finale è quasi epic. Exodus è l'episodio maggiormente
black-oriented: anche qui troviamo però swedish death e sonorità
orientaleggianti, che saranno le caratteristiche peculiari della finale
Majestic.
"Cold, corrupted world filled with lies and despise / busy, wasted
lives and hollow, empty eyes / searching for success, working night
and day / finally drained empty and thrown away. / Being alone,
trapped in silence / living in shame, is everything in vain? / Do I
want to live? / Do I want to die? / What will happen then? Is it
worth to try? / There is only One who can save you from this hell
[...] / and whoever calls His name will be saved". Questo passaggio è
un estratto dell'opener In hell, il resto delle lyrics tratta anche
episodi biblici visti in una prospettiva redentrice di salvezza
individuale: alla fine di ogni song sono riportati - com'è
d'abitudine per tutte
le christian band più zelanti - i passaggi scritturali che hanno
ispirato i concetti espressi.
Concludendo "Through Darkness" conferma il combo a
livelli altissimi: non sorprende quanto "Demons' Quest"
perchè il sound è sì lo stesso ma ora privo dell'effetto sorpresa. Il
disco è un devastante blocco monolitico, e se vogliamo questa sua
compattezza ne è anche un limite in quanto le soluzioni armoniche e
il songwriting si ripetono senza eccessiva varietà, quest'ultima
caratteristica, va detto, più presente nell'Ep. Se non conoscete "Demons' Quest"
questo lavoro vi stupirà, in caso contrario potreste anche
preferire il primo. Una band di riferimento.
Vaake
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