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Un tributo ai primi martiri del discepolato di Gesù
di Nazaret, coloro che hanno pagato la ricchezza della fede col proprio
sangue, ma anche a quel mastarpiece cinematografico che è la "La Passione
di Cristo" - quantomeno per i christian metal heads
-, citato qui a più riprese: questo il concept che pervade il debut del
solo project che fa capo allo svizzero cattolico Phil R.XP, i Requiem
Eternam, moniker tanto fascinosamente doom, quanto grammaticalmente
incorretto, tuttavia ne accettiamo ben volentieri la licenza poetica. A
dispetto della seducente font cover, questo lavoro ha però poco di
professionale, a partire da una produzione pessima, passando per un
songwriting confuso ed esecuzioni fatiscenti.
Il sound è un ipocondriaco crogiolo di celtic folk,
sinfonie dark ambient e canti gregoriani, il tutto, spesso, sviluppato
attorno alle riproposizioni di stralci dal succitato "The Passion".
Attacco caotico e difficilmente districabile per Sacrificium vespertinum,
l'opener, da quel marasma percepiamo una base epico celtica, a rovinare
la quale franano insensate clavate ai piatti; incomprensibile è il
vociare in backing, prima di una più intellegibile ritmica da danza
tribale. Misere mihi Domine apre e chiude di gregoriano,
mediocre è persino la registrazione delle parti filmiche, approssimativo
l'effetto fiati. Incredibilmente fastidioso - ancor più che altrove - il
suono delle percussioni ai piatti della title-track In memorium...,
poi però il dark ambient e l'epicità risollevano un pizzico la
drammaticità (compositiva) del brano. Minimalità epica e gregoriano per
Veni Sanctificator, qualche buona idea come fluttuazioni
emozionali dark ambient che conducono ad un recitato tra melodie
orientaleggianti, ma poveramente realizzata per Mortem autem crucis.
A chiudere questo sette-tracce intercorrono Martyrium sanguine
e Ut audiam vocem laudis, ieratici e cerimoniali i titoli,
ma la sostanza purtroppo non muta.
Il progetto Requiem Eternam di strada da
fare per divenire un qualcosa di proponibile ne ha ancora molta. L'idea
di fondo ha sicuramente fascino, la realizzazione è però lungi
dal'accettabile. Il voto finale è un incoraggiamento a lavorare duro,
altrimenti il mio giudizio, strictu sensu, di "In Memorium..."
sarebbe, ahimè, ben più impietoso.
Valerio Mei
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