|
Dalle lussureggianti e con retrogusto mistico terre
dell'oltralpe svizzera, torna Phil R.XP col suo celtic folk project
Requiem Eternam. Il comeback del deludente "In Memorium..." è
"Medieval Times", un sette tracce full-length dalle atmosfere
affascinanti ma che si trova ancora alle prese con una difficile
produzione; i miglioramenti rispetto a quella, pessima, del predecessore
ci sono, tuttavia non proiettano il lavoro al di là di un amatoriale
Demo. Ancora una bocciatura dunque? No, perché gli elementi interessanti
stavolta emergono con più nitidezza, e perché l'inserimento della female
vocal di Claudia, a guidare una polifonia gregoriana, concorre
decisamente a rendere maggiormente appetitosa una pietanza dai marcati
sapori medievaleggianti, e che questo fosse l'intento di Phil R.XP si
deduce con rapida immediatezza fin dal titolo e dalla cover del platter.
"Medieval Times" non brilla certo per produzione ed esecuzione,
ma il suo obiettivo principale lo centra.
A rimuovere il sipario e immergere l'astante tra
torrioni, cattedrali gotiche e pugne cavalleresche è la title-track
Medieval times, e irrompono subito cavalcate, rintocchi di
gong e tanta epicità folk. La composizione è sufficientemente limpida e
ordinata, il quid aggiuntivo lo conferisce il liturgico gregoriano di
Claudia. Traccia che lascia dunque ben sperare per il proseguo
dell'album e che dissolve i fantasmi di "In Memorium...". Con
Heart of knight il maestro di scena è l'aulico narrato del
Nostro, su una ritmica leggera che nell'incedere si inasprisce.
Rintocchi di campana, fiamme che ardono e risacca di mare: ambient
succoso quello di In the name of God, che tra detonazioni
poco intellegibili e riff un po' banali giunge ad un buon finale piovoso
su un intenso tappeto ritmico. Con Terrible battle si
effondono sacralità epica e stralci di guerra, ben intrecciati nel
tessuto compositivo con l'onnipresente female gregoriana: ma anche qui
l'insistita presenza di distorte detonazioni (atomiche?!) lascia
quantomeno perplessi. La cornamusa del recitato ambient di guerra
spadaccina di The great King richiama alla mente la
colonna sonora di "Braveheart", buona la lunga distesa gotica che segue;
con The last castle il sound è festaiolo folk prima,
pre-guerresco poi, con interludio minimale narrato. A chiudere questo
viaggio a ritroso nel tempo è la sinfonica Dreams for the sky,
in cui le percussioni alla grancassa sanno il fatto loro.
Requiem Eternam è un progetto pieno di idee
suggestive ma deve necessariamente professionalizzarsi: la registrazione
in un vero studio e l'inserimento di altri musicisti possono essere i
primi passi in tal senso. Confidando in buone nuove, attendiamo con
curiosità gli auspicati sviluppi.
Vaake
|