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Continua la parabola
evolutiva di Phil e la sua creatura Requiem Eternam. Ormai le
influenze celtic folk permangono solo sporadicamente ed il suono si
adagia su un letto di gothic metal fortemente industrializzato con drum
machine, permeato anche di sonorità vicine all’affascinante progetto
dance gregoriano Enigma.
Si parte con Abandon every hope, dark ambient, rumorismi e
pesante ultragothic per mettere subito le cose in chiaro. Poi con
Into the blind world siamo in piena sindrome Type O Negative,
tuttavia l’alternarsi e il sovrapporsi di varie voci maschili e
femminili non manca di un certo fascino. In The third circle
compare la cornamusa, ma su scenari industriali e con varietà di voci
filtrate. The suffering city è più una goth rock song alla
Sisters Of Mercy, opportunamente incattivita, anche se ricompare
l’annosa questione della produzione delle chitarre, qui piuttosto
confusa. Angel guide segue la falsariga della precedente,
anche se il miglior suono e le keys spettacolari la rendono una gran
song; The terrible wait inizia su Carmina Burana,
poi vira verso il thrash e finisce su cori angelici. Principia con
un’intro ambient/bucolica molto bella Prisoner of love,
per poi passare su una sofferta doom song, mentre The eternal
bliss è una strumentale con cui Phil ritorna al folk.
Divine union, breve canto gregoriano, chiude l’opera
Tutt’altro che perfetto, a volte stucchevole e stilisticamente
sbilanciato...eppure disco di gran fascino e comprandovelo per Natale vi
fareste un gran regalo.
Daniele E.
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