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RESURRECTION BAND
Awaiting Your Reply
 
 

 

RESURRECTION BAND
Colours
hard rock
1980 - Light Records
(USA)
www.resurrectionband.com

 

Iniziamo subito con l'evitare facili ironie nei confronti della copertina di "Colours"!, i Resurrection Band sono infatti uno di quei gruppi che merita il massimo rispetto. Se gli Stryper sono universalmente conosciuti come i padri del white metal, a fianco di Petra e Jerusalem i Resurrection Band ne sono infatti i nonni. I primi lavori dell'act capitanato da Glenn Kaiser - classe '53, voce e chitarra - risalgono al lontanissimo 1974 ("All Your Life" e "Music To Raise The Dead"), anche se poi l'esordio ufficiale si fisserà quattro anno dopo con l'uscita di "Awaiting Your Reply". L'anno seguente fu la volta di "Rainbow's End", per giungere così al nostro "Colours". Di lì ad un lustro l'ensemble si denominerà col più stringato Rez Band e poi semplicemente Rez, e solo dalla metà degli anni novanta il monicker nelle cover tornerà ad essere quello primigenio. Da rimarcare, ed apprezzare, come il combo sia al momento tutt'ora attivo, pur non producendo album ormai dal 1997.

Excursus cronologico doveroso per gruppo che è davvero storia. Venendo al disco in questione, ci ritroviamo proiettati su lande compositive hard rock, influenzate da importanti dosi blues ma anche appesantite, al tempo stesso, da riffing heavy. La voce di Glenn sa essere sia roca che acuta, buona è l'estensione vocale, ma purtroppo risulta piuttosto incostante e troppo disomogenea a livello tonale; molto migliore invece la sua prestazione alla lead guitar dove piazza incessanti assoli funambolici ed infuocati. Scorrendo la tracklist gli episodi che balzano maggiormente all'attenzione sono la buona opener Autograph, che parte addirittura cupa, molto varia nella ritmica è per lo più strumentale; i coretti AOR della title-track; l'alticcia ed arrogante N.Y.C., traccia di puro heavy metal; le linee vocali stavolta effeminate della blueseggiante Amazing, in ciò simile alla entrante, ma dal cantato intenso, American dream. Il chorus va molto alto all'interno dell'enfatica Benny & Sue, mentre City streets è interessante pur difettando un poco nel bridge. Decisamente catchy invece il refrain di Beggar in the alleyway, chiude la prog-rock The struggle, dalle ammalianti linee melodiche che ricordano moltissimo Jorn Lande nel progetto Ark; quanto agli appassionati ed oranti testi di questa song, diciamo che lasciano poco spazio all'interpretazione: "My pride wants me to hide inside myself / but I love You an' I don't want our love put on the shelf / I'm tired of fighting to be who I am / Jesus, make me what You want me to be / because of You I desire reality / a love for You is what I'm dying to receive / though I hate what I am I understand what You've promised me / you've promised me freedom in the truth / but I can only face myself when I've faced You / an' I'll be ready to face myself when I face You".

Bel disco dei primordi dell' hard 'n heavy, non c'è dubbio: forse eccessivamente caratterizzato da alti e bassi nella track-list ma in fin dei conti, considerando l'abbondante quarto di secolo da allora scorso, questo è solo un peccato veniale. Hail to Resurrection Band.

Valerio Mei

VOTO

80

 

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