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Non siamo digiuni
di tutto quello che di buono e valido riguardo al metal (sia secular che
prettamente white) ci arriva dal Brasile, ma trovandoci tra le mani il
piccolo Ep di questo giovane quintetto cattolico, potremo ancora
stupirci; "Trumpets
Of Victory",
trombe di vittoria, ed effettivamente il buon mix di intro cadenzate
epic/doom unito a riff veloci e più classicamente power, sembra davvero
vincente.
L’introduzione
all’Ep, Impetuous wind, utilizza l’effetto vento di
sottofondo ad accompagnare una chitarra elettrica quasi sognante; il
tutto dura circa un minuto e mezzo.
Pentecost,
la track successiva, è molto bella e valida, peccando forse, a fare
proprio i pignoli fino al minuto 2:30, nella ripetitività ritmica,
mantenendo comunque un ottimo groove basso/batteria; dopo detto tempo,
la canzone stupisce con un Paulo Melo che non risparmia acuti e
florilegi vocali sugli stessi, mentre l’intera strumentazione lo segue
velocizzando il ritmo e rendendolo classico power, tuttavia sapendo
ancora far agitare le teste. Siamo alla terza canzone del minuto Cd: Revelation
XII suona davvero ben costruita e orecchiabile, la
ritmica di basso e pelli, lenta e cadenzata come una marcia epica, è
buon accompagnamento della chitarra che verso la fine si scatena in
assoli davvero ben fatti e mai stucchevoli; il cantante procede con i
suoi acuti dalla voce passionale, forse in questa track, un po' troppo
simile nello stile a quella dei Menahem, anche se la parte del
leone nel pezzo è indiscutibilmente della finora timida tastiera.
Victory,
emblematica ultima traccia, mixa ogni aspetto compositivo e di tecnica
che abbiamo conosciuto nelle altre due, corrispondendo a dare un bel
quadro generale e a faci sorridere (in senso positivo) per la powerosità
del tutto con quella punta di passaggi epic che non guasta mai. Davvero
ottima.
Quattro
canzoni degne di nota, per un gruppo che dalla sua nascita nel 2000 ha
certo migliorato e faticato per approdare negli accoglienti lettori Cd
di tutti noi, e con il massimo riguardo, perché nonostante la scena
underground i Rising Cross non sono da meno di gruppi come i
Domine o gli Stratovarius; certo meno famosi, ma non meno
bravi. Miglioreranno ancora? Ai posteri l’ardua sentenza, per ora che
suonino le trombe della vittoria, i Rising Cross sono arrivati…
in nome di Dio!
Giovanni Paolo Spanu
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