|
Altra one man band, unblack purosangue,
appartenente alla
scuderia della fu Son Of Man Records. Stavolta si tratta degli
statunitensi Rising Hour, progetto solista del texano Ephphatha
che "screama", suona tutti gli strumenti e programma la drum machine.
Una ventina di minuti sezionati in quattro episodi, le influenze precipue
del sound del nostro sono i Bathory per l'atmosfericità dei pezzi
e i Darkthrone per quanto concerne le sfuriane nere. Lo
screaming di Ephphatha ricorda molto una delle tante sperimentazioni
vocali dei vecchi Kekal; il timbro è lontano, aspro e carico di
riecheggio, e inoltre non si avventura troppo al di là del parlato.
Inutile aggiungere come questo sia il grande punto debole di un lavoro
che, prodotto ed eseguito sufficientemente bene, oscilla tra
l'approvazione convinta ed un vistoso claudicare che ne limita
l'apprezzamento; purtroppo il secondo aspetto prevale sul primo.
Un'intro ventosa e Summoning the holocaust
diviene una roboante quanto pestata descrizione di eventi apocalittici (Summoning the Holocaust
/
Purifying winds of judgment /
Apocalypse, burnind times /
Cleansing darkness from inside /
Final hour, fate is sealed /
Life emerges from death /
Summoning Armageddon /
Humbling flames of truth /
Holocaust, drawing near /
Clarity through awakening /
Battle call, trumpets roar /
Illuminating vision of He /
He is Lord, the One who is /
Summoning the Holocaust); lo screaming è appena percettibile all'interno
del marasma sonoro. Beneath the full moon si propone
cadenzata atmosferica con un apprezzabile lavoro di lead guitar, peccato però
la modestia dello screaming, che danneggia anche la successiva In flames of glory
rides the warlord, violenza cadenzata il cui finale è giocato
sugli effetti distorsivi. Gran chiusa per l'avvinghiante e spirituale (Night falls on the altar
/
Faint calls from the dark /
Hands raised to the skies /
Lift praise in our cries /
Life flows from the chalice /
God knows our devotion /
Holy Spirit in our midst /
Drawing near it we persist /
O worship the Lord, ye so devout /
And in the silence, the stones shall cry out) title-track Nocturnal
worship, quasi nove minuti di depressive ambient dalla percepibile linea
melodica, in cui compaiono declamazioni incomprensibili e dove
soprattutto a dominare la messa in scena è un reiterato giro armonico.
Ci sono sì degli elementi di interesse in "Nocturnal Worship",
ma per il resto l'Ep è ancora molto acerbo. Attendiamo dunque Ephphatha
ad un futuro più professionale, pur apprezzando la sua opera attuale
per quello che è e non per quello che vorremmo che fosse.
Vaake
|