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Siamo nel lontano
1983 quando inizia la grandissima carriera di Rob Rock, cantante di
classe limpidissima che vanta tra le sua maggiori collaborazioni quelle
con artisti del calibro di Chris Impellitteri, Axel Rudi Pell e Tobias
Sammet oltre ad una militanza in svariate band, tra le quali ricordiamo
certamente Joshua, Angelica, Warrior e Driver.
Quello che ci apprestiamo ora a recensire è il quarto lavoro da solista
del vocalist americano, "Garden Of Chaos", edito in Europa dalla
AFM Records. L'artwork è curatissimo fin nei minimi dettagli e,
soprattutto nella versione giapponese (uscita questa per la JVC),
particolarmente appariscente.
Il tema che ha
ispirato il nome del full-length è certamente la contrapposizione
esistente tra la "perfezione paradisiaca" dell'Eden, e la devastazione
del mondo terreno, definito appunto da Rob, un giardino del caos.
L'album si compone complessivamente di 11 tracce e si apre con la
titletrack che ci riconcilia immediatamente con lo stile di Rob Rock,
un heavy-power che fa della potenza e della melodicità i suoi punti
forti. Sono parecchi gli episodi particolarmente interessanti
dell'intero platter, ma andiamo per ordine, partendo sicuramente dalla
terza Saviours call, heavy song senza fronzoli, e dalla
successiva This time is the last time, estremamente
particolare nel suo incedere lento e quasi drammatico. Discorso a parte
merita Millenial reign, ottimo esempio di neoclassical
metal, a mio personale parere, il miglior capitolo dell'intero lavoro,
del quale riporto anche una parte del testo: "King
of kings, with all power and majesty /
and
with justice He alone judges and makes war. /
Lord of lords, His eyes blazing like fire
/ on
His head are many crowns, wears a robe dipped in blood".
Qui la
prova alle chitarre dello svedese Carl Johan Grimmark, già chitarrista
di Narnia e Saviour Machine, è più che mai egregia,
lineare e senza mai perdersi in stucchevoli "masturbazioni" tecniche.
All'interno del full-length trovano posto anche due ballate
particolarmente apprezzabili, stiamo parlando delle ultime due tracce:
Unconditional e Ode to Alexander, canzone
composta da Rob in onore della nascita di suo figlio Alexander avvenuta
proprio un anno fa.
Concludendo
possiamo certamente dire che, per tutti i suoi 46 minuti di durata,
"Garden Of Chaos" si conferma essere un lavoro mai noioso per la sua
estrema varietà, capace di alternare momenti al limite del thrash
oriented (la non precedentemente menzionata Metal breed su
tutte) con altri maggiormente melodici e orecchiabili. Dopo oltre vent'anni
di carriera sulle spalle Rob Rock si presenta in una forma
invidiabile dimostrandosi ancora una volta uno dei singer heavy metal
maggiormente dotati delle ultime due decadi, anche grazie al suo
particolare eclettismo dimostrato pure in questo lavoro, degno
successore dell'ottimo "Holy Hell" (nel quale è presente anche
Tobias Sammet) e album consigliatissimo a tutti gli appassionati del
genere, che troveranno in questo platter pane per i loro denti.
Christian Khouri |