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ROB ROCK
The Voice Of Melodic Metal -  Live In Atlanta
 
INTERVISTA
30/10/2007
 
 

 

ROB ROCK
Garden Of Chaos
heavy
2007 - Candlelight Records / AFM Records / JVC
(USA)
www.myspace.com/robrock1

 

Siamo nel lontano 1983 quando inizia la grandissima carriera di Rob Rock, cantante di classe limpidissima che vanta tra le sua maggiori collaborazioni quelle  con artisti del calibro di Chris Impellitteri, Axel Rudi Pell e Tobias Sammet oltre ad una militanza in svariate band, tra le quali ricordiamo certamente Joshua, Angelica, Warrior e Driver. Quello che ci apprestiamo ora a recensire è il quarto lavoro da solista del vocalist americano, "Garden Of Chaos", edito in Europa dalla AFM Records. L'artwork è curatissimo fin nei minimi dettagli e, soprattutto nella versione giapponese (uscita questa per la JVC), particolarmente appariscente.

Il tema che ha ispirato il nome del full-length è certamente la contrapposizione esistente tra la "perfezione paradisiaca" dell'Eden, e la devastazione del mondo terreno, definito appunto da Rob, un giardino del caos. L'album si compone complessivamente di 11 tracce e si apre con la titletrack che ci riconcilia immediatamente con lo stile di Rob Rock, un heavy-power che fa della potenza e della melodicità i suoi punti forti. Sono parecchi gli episodi particolarmente interessanti dell'intero platter, ma andiamo per ordine, partendo sicuramente dalla terza Saviours call, heavy song senza fronzoli, e dalla successiva This time is the last time, estremamente particolare nel suo incedere lento e quasi drammatico. Discorso a parte merita Millenial reign, ottimo esempio di neoclassical metal, a mio personale parere, il miglior capitolo dell'intero lavoro, del quale riporto anche una parte del testo: "King of kings, with all power and majesty / and with justice He alone judges and makes war. / Lord of lords, His eyes blazing like fire / on His head are many crowns, wears a robe dipped in blood". Qui la prova alle chitarre dello svedese Carl Johan Grimmark, già chitarrista di Narnia e Saviour Machine, è più che mai egregia, lineare e senza mai perdersi in stucchevoli "masturbazioni" tecniche. All'interno del full-length trovano posto anche due ballate particolarmente apprezzabili, stiamo parlando delle ultime due tracce: Unconditional e Ode to Alexander, canzone composta da Rob in onore della nascita di suo figlio Alexander avvenuta proprio un anno fa.

Concludendo possiamo certamente dire che, per tutti i suoi 46 minuti di durata, "Garden Of Chaos" si conferma essere un lavoro mai noioso per la sua estrema varietà, capace di alternare momenti al limite del thrash oriented (la non precedentemente menzionata Metal breed su tutte) con altri maggiormente melodici e orecchiabili. Dopo oltre vent'anni di carriera sulle spalle Rob Rock si presenta in una forma invidiabile dimostrandosi ancora una volta uno dei singer heavy metal maggiormente dotati delle ultime due decadi, anche grazie al suo particolare eclettismo dimostrato pure in questo lavoro, degno successore dell'ottimo "Holy Hell" (nel quale è presente anche Tobias Sammet) e album consigliatissimo a tutti gli appassionati del genere, che troveranno in questo platter pane per i loro denti.

Christian Khouri

VOTO

80

 

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