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Folate di vento, evocative note di tastiera, lenti riff di
chitarra accompagnati dalla batteria: sono forse il preludio alla
tempesta? A giudicare da ciò che ci aspetta sembra proprio di sì. Questa
è The beginning, traccia iniziale del primo lavoro solista
di Rob Rock che scatenerà nei seguenti 46 minuti un continuo
headbanging provocato da un classic heavy dalle sonorità anni ’80
condito di spruzzate power. "Rage
Of Creation"
rappresenta così l’ottimo album d’esordio del nostro Bob che si era reso
protagonista nel corso degli anni di collaborazioni del calibro di Axel
Rudi Pell, Tony MacAlpine (progetto M.A.R.S), Tobias Sammet nella
metal opera Avantasia e con Chris Impellitteri nel suo omonimo
gruppo. Velocità, aggressività, potenza e una trascinante melodia, ecco
gli ingredienti di questo lavoro. Cosa manca ancora per renderlo un
piccolo gioiellino? Ovviamente l’inconfondibile voce del carismatico
frontman, opportunamente considerata una delle migliori, se non la
migliore direi, ugole in circolazione: dalla tipica timbrica heavy,
poderosa e graffiante, il singer è un vero talento dalla tecnica
eccellente, anche quando si spinge sulle note più alte sfornando così
degli incredibili acuti; in poche parole una garanzia assoluta. Qui si
avvale di artisti del calibro di Roy Z (che ha collaborato anche con
Bruce Dickinson) alla chitarra, al basso e alla tastiera e di Jake
E. Lee alla lead guitar in All I need e Media
machine.
Le ritmiche sono potenti, incalzanti già dal secondo brano
che parte senza stacco dal precedente, strumentale: The sun will
rise tende maggiormente al power e si sente da subito quanto Rob
sia ispirato sin dall’inizio. Dei riff più heavy aprono invece One
way out che si fa poi più ritmata; qui come in tutti i pezzi che
compongono l’album la melodia è azzeccatissima e difficilmente smetterà
di ronzarvi in testa. Siamo alla quarta song, forse la migliore; si
tratta di Judgment day. Una sinistra atmosfera sembra
imperversare nel brano che attacca poi con dei granitici riff: questi si
renderanno protagonisti, insieme alla martellante batteria, di un finale
vorticoso e trascinante. Le tracce hanno tutte la stessa struttura
compositiva ma si alternano bene quelle più heavy come Streets of
madness o All I need ad altre dal ritmo più
sostenuto come Never too late o Media machine,
che si contraddistingue per un bel solo con rullata finale. Eagle
è un cover degli Abba riadattata benissimo, con un lungo assolo
finale davvero emozionante e con un Rob sopra le righe; si ripeterà
sugli stessi livelli anche in In the night: qui il suo
tono è stranamente più basso fino a che non si lancia in strepitosi
acuti accompagnato dagli ottimi backing vocals. A chiudere
un’emozionante mid-tempo, Forever.
Le lyrics sono incentrate sull’amore per Dio - "the Light
that guide my way" - sulla speranza, sul fatto che non sia mai troppo
tardi per ricominciare e rimettersi in carreggiata, sul fatidico giorno
del giudizio che porterà "justice and sword", sulla malvagità e vacuità
dei media.
"Rage Of Creation"
prima tappa della carriera solista del carismatico Rob Rock
risulta così essere un disco imperdibile per tutti gli amanti del buon
vecchio heavy. Un classico.
Ilaria Ricci |