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Onorato di recensire lo show live in Atlanta della doppia R
più famosa del metal cristiano. Mi accingo subito a cominciare.
Un coro di ansiosi headbangers urla dopo le parole del
presentatore "…and now it’s time to make some noise for...Rob Rock!!", e
il pubblico ovviamente non se lo fa ripetere, ma Rob mostra di sapere di
essere in Atlanta esattamente per il contrario, e sfodera subito
Garden of chaos, stupenda traccia fatta di powereggianti heavy
blastbeats di batteria veloci quanto precisi e melodici ribattuti in
elettrica; la voce, ormai matura in età e tecnica, non fa che rendere il
già consapevole pubblico ancora certo dell’ottimo affare acquistando il
biglietto. First winds of the end of time segue dopo un
breve scambio di battute tra star e pubblico: introduzione e intera song
sono assolutamente fedeli all’heavy più classico a cui Rob Rock
infonde energia con un cantato più basso ma a tratti passionale e
verace, basso e chitarra torturano le corde con una chirurgica metodica
furia, e il risultato non può che render lieti chi come noi ha solo il
piacere di sentirlo (e scusate se è poco). Pochi colpi di piatto a
metronomo bastano a far capire ai metallari presenti che si trovano
davanti a una delle creature più famose del whitester americano:
Rock the earth, l’inconfondibile chitarra solista che introduce
il brano unita al leggendario ribattuto della song fa gridare qualcuno
dagli spalti ma Rock mostra a breve come si grida e il suo vibrato
energico ancora una volta accompagna la maestria degli strumenti.
In the night inizia in pseudo ballad lasciando ad intendere
erroneamente che la nostra colonna dell’heavy cristiano abbia bisogno di
una tregua, nulla di più sbagliato!, l’heavy continua ad azzannare le
natiche dei presenti come un mastino e l’effetto di questa song non
scade mai, passando dai virtuosismi chitarristici in tapping agli
splendidi acuti del cantante.
Per dimostrare la grinta di metà concerto, riparte con una
marcia in più la stupenda Slayer of souls, con basso e
chitarre grezze e prepotenti che sostengono l’ininterrotto cantato di
testa magistralmente sostenuto; ovviamente anche qui il virtuosismo per
fortuna mai fine a se stesso si spreca e Rob mostra che ha carica da
regalare, live o non live sembra non fare alcuna differenza, tanto è la
potenza esprimendosi in un acuto pur di scala bassa ma di rispetto, e
ringraziando il pubblico con calore. Violento e spigoloso l’inizio della
soprannaturale Judgement day per poi tornare a più miti
riff power pur tenendo onnipresente il granitico basso, in sostanza
strana e coinvolgente. Sugli stessi toni si mantiene Only a matter
of time ma discostandosene per la batteria maggiormente di
respiro e le chitarre decisamente melodiche il tutto sempre heavy
oriented. Il pubblico, ormai in visibilio da quanto sembrano
inneggianti, accoglie con entusiasmo l’onirica introduzione alla
prossima canzone: This time is the last time, qui nota
stoppata di chitarra e basso la fanno da padroni, le percussioni si
limitano a un ineccepibile accompagnamento, non mancano quasi fosse una
firma gli assoli della prima chitarra a fare break in una song che
comunque non ha nulla di noioso. Con Savior’s call si introduce
un heavy a tratti epicheggiante e soprannaturalmente power, la voce ora
morbida di Rock e i corali con tanto di acuti rendono alla grande, ma il
riff di chitarra è di effetto, senza dubbio. Di puro power duro si
tratta nella song che ora ci attraversa le trombe di Eustachio con la
potenza di una trivella: Metal breed sembra creata per
causare severi torcicollo e distacchi di vertebre cervicali a chiunque
abbia la Grazia di ascoltarla. Nell’ultima, I’m a warrior,
vero metal delle origini alla J.R. Dio e soci, ci regala sonorità
che hanno fatto la storia e che solo chi affonda le radici nell’heavy
metal più fedele sa riportare in luce senza sentirsi vecchio. Il
diaframma di Rock sembra non aver il minimo cedimento nonostante le song
precedenti. Lunghi vibrati di classe e l’ultimo acuto ridondante
spengono le luci sul palco mentre le chitarre consumano le loro corde.
Dio ci scampi dall’invidia che si potrebbe provare per non
poter essere stati là, Rock ha dato prova della sua cristianità
togliendoci la tentazione capitale di mezzo e volendo dare anche a noi
la possibilità di godere di quel che affermerei essere l’ovvio ottimo
lavoro live di uno dei capisaldi della intera scena christian metal.
Avremmo avuto un risultato più onesto con un applausometro al live, ma
siccome io non ero là posso solo valutare quanto ho sentito e limitarmi
a dargli il voto che, a mio onesto e sindacabile parere, pienamente
merita, perché ascoltandolo chiunque sappia che "suonare da Dio" non è
solo un modo di dire.
Giovanni Paolo Spanu |