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ROB ROCK
Garden Of Chaos
 
INTERVISTA
30/10/2007
 
 

 

ROB ROCK
The Voice Of Melodic Metal - Live In Atlanta   (Live)
heavy
2009 - AFM Records
(USA)
www.myspace.com/robrock1

 

Onorato di recensire lo show live in Atlanta della doppia R più famosa del metal cristiano. Mi accingo subito a cominciare.

Un coro di ansiosi headbangers urla dopo le parole del presentatore "…and now it’s time to make some noise for...Rob Rock!!", e il pubblico ovviamente non se lo fa ripetere, ma Rob mostra di sapere di essere in Atlanta esattamente per il contrario, e sfodera subito Garden of chaos, stupenda traccia fatta di powereggianti heavy blastbeats di batteria veloci quanto precisi e melodici ribattuti in elettrica; la voce, ormai matura in età e tecnica, non fa che rendere il già consapevole pubblico ancora certo dell’ottimo affare acquistando il biglietto. First winds of the end of time segue dopo un breve scambio di battute tra star e pubblico: introduzione e intera song sono assolutamente fedeli all’heavy più classico a cui Rob Rock infonde energia con un cantato più basso ma a tratti passionale e verace, basso e chitarra torturano le corde con una chirurgica metodica furia, e il risultato non può che render lieti chi come noi ha solo il piacere di sentirlo (e scusate se è poco). Pochi colpi di piatto a metronomo bastano a far capire ai metallari presenti che si trovano davanti a una delle creature più famose del whitester americano: Rock the earth, l’inconfondibile chitarra solista che introduce il brano unita al leggendario ribattuto della song fa gridare qualcuno dagli spalti ma Rock mostra a breve come si grida e il suo vibrato energico ancora una volta accompagna la maestria degli strumenti. In the night inizia in pseudo ballad lasciando ad intendere erroneamente che la nostra colonna dell’heavy cristiano abbia bisogno di una tregua, nulla di più sbagliato!, l’heavy continua ad azzannare le natiche dei presenti come un mastino e l’effetto di questa song non scade mai, passando dai virtuosismi chitarristici in tapping agli splendidi acuti del cantante.

Per dimostrare la grinta di metà concerto, riparte con una marcia in più la stupenda Slayer of souls, con basso e chitarre grezze e prepotenti che sostengono l’ininterrotto cantato di testa magistralmente sostenuto; ovviamente anche qui il virtuosismo per fortuna mai fine a se stesso si spreca e Rob mostra che ha carica da regalare, live o non live sembra non fare alcuna differenza, tanto è la potenza esprimendosi in un acuto pur di scala bassa ma di rispetto, e ringraziando il pubblico con calore. Violento e spigoloso l’inizio della soprannaturale Judgement day per poi tornare a più miti riff power pur tenendo onnipresente il granitico basso, in sostanza strana e coinvolgente. Sugli stessi toni si mantiene Only a matter of time ma discostandosene per la batteria maggiormente di respiro e le chitarre decisamente melodiche il tutto sempre heavy oriented. Il pubblico, ormai in visibilio da quanto sembrano inneggianti, accoglie con entusiasmo l’onirica introduzione alla prossima canzone: This time is the last time, qui nota stoppata di chitarra e basso la fanno da padroni, le percussioni si limitano a un ineccepibile accompagnamento, non mancano quasi fosse una firma gli assoli della prima chitarra a fare break in una song che comunque non ha nulla di noioso. Con Savior’s call si introduce un heavy a tratti epicheggiante e soprannaturalmente power, la voce ora morbida di Rock e i corali con tanto di acuti rendono alla grande, ma il riff di chitarra è di effetto, senza dubbio. Di puro power duro si tratta nella song che ora ci attraversa le trombe di Eustachio con la potenza di una trivella: Metal breed sembra creata per causare severi torcicollo e distacchi di vertebre cervicali a chiunque abbia la Grazia di ascoltarla. Nell’ultima, I’m a warrior, vero metal delle origini alla J.R. Dio e soci, ci regala sonorità che hanno fatto la storia e che solo chi affonda le radici nell’heavy metal più fedele sa riportare in luce senza sentirsi vecchio. Il diaframma di Rock sembra non aver il minimo cedimento nonostante le song precedenti. Lunghi vibrati di classe e l’ultimo acuto ridondante spengono le luci sul palco mentre le chitarre consumano le loro corde.

Dio ci scampi dall’invidia che si potrebbe provare per non poter essere stati là, Rock ha dato prova della sua cristianità togliendoci la tentazione capitale di mezzo e volendo dare anche a noi la possibilità di godere di quel che affermerei essere l’ovvio ottimo lavoro live di uno dei capisaldi della intera scena christian metal. Avremmo avuto un risultato più onesto con un applausometro al live, ma siccome io non ero là posso solo valutare quanto ho sentito e limitarmi a dargli il voto che, a mio onesto e sindacabile parere, pienamente merita, perché ascoltandolo chiunque sappia che "suonare da Dio" non è solo un modo di dire.

Giovanni Paolo Spanu

VOTO

93

 

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