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ROGERS MET AN IRANIAN
Sloth   (Ep)
grind
2005 - Self
(USA)
www.myspace.com/rogersmetaniranian

 

Quando ho scoperto che il gruppo che dovevo recensire si chiamava Rogers Met An Iranian, in verità la prima cosa che ho pensato è che mi trovavo di fronte al primo premio assoluto per il monicker più brutto della storia, ma non essendo ciò molto professionale diciamo che in realtà ho ipotizzato che questi sconosciuti facessero una qualche sorta di hardcore molto noise.

Tempo di scoprirlo subito e sono già ad ascoltare le note dell'opener In medias res, che a dispetto del nome incomincia invece con un intro coristica reminiscente dei Carmina Burana. Non ci vuole molte per far ruggire delle chitarre ultradissonanti ed una batteria martellante che accompagnano versi da suino sgozzato. Il mistero è presto svelato e non mi resta che rilevare che i nostri sono dediti ad un grindcore dalle tinte decisamente bestiali, cosa che non è affatto un male. Come tradizione grind vuole, i pezzi sono molto brevi, infatti questa canzone supera di poco il minuto e mezzo, pertanto è subito tempo di passare a Frog and toad together (che titoli!). Nel pezzo i musicisti si muovono con disinvoltura fra diversi cambi di tempo, articolando il tutto in maniera fluida, purtroppo la produzione non è netta, quindi forse andrà bene per i fan del grind vecchia scuola, ma impedisce di apprezzare appieno le evoluzioni strumentali del combo, in particolare nei blast il rullante triggerato è troppo avanti nel mix e va a coprire ampia parte dei suoni restanti, ciononostante i ragazzi danno buona prova di sé. Continuiamo con Metanoia, la canzone parte in quarta, per non dire in sesta col turbo, per attestarsi presto su tempi più mosh, forse anche troppo, risultando di certo ottima per i gladiatori del pit, ma un po' ripetitiva per l'ascolto casalingo; carina l'idea del campionamento parlato a metà traccia. Con un campionamento dello stesso tipo inizia Parousia, c'è un certo groove di fondo e il consueto gioco di accelerazioni e bruschi rallentamenti è ben strutturato, quel che proprio non mi aspettavo, ma che sono state una piacevole sorpresa, sono le lugubri tastiere nel finale, inserite in maniera puntuale e non invasiva, andando ad impreziosire la composizione e donandogli quel tocco in più. Si chiude con Bear battle, la mia preferita, è un po' una sintesi di tutto quanto l'act ha messo in mostra finora, per questo sospetto sia anche stata l'ultima traccia composta in ordine cronologico, il drumming ed il riffing sono sopraffini e l'utilizzo delle tastiere molto più esteso, ma comunque azzeccato, provate a metterla a palla nello stereo della macchina quando il prossimo sbruffone vi si accosterà con qualche pezzo house a tutto volume, garantito che gli scombinerete il ciuffo ingellato!

Un bel dischetto, avremmo potuto sicuramente contare su qualcosa di buono anche per il futuro, ma purtroppo il gruppo ormai si è sciolto, quindi godiamoci quello che ci hanno lasciato.

Daniel Djouder

VOTO

70

 

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