|
Il lavoro in questione era
già uscito sotto forma di demo nel 2006 e recensito in quell’occasione
su queste colonne; viene ora riproposto con nuovo artwork e l’aggiunta
di 2 songs. Parliamo di una one man band composta dal norvegese David
Sandvik. La matrice è unblack, ma i condimenti a profusione sono doom,
death, funeral, gothic e persino darkwave. Davvero ottima la produzione,
oscurità in chiave escatologica nei testi, anch’essi molto plumbei: "In
this darkness / my eyes / gone blind / hidden truth / seeking lies /
terror haunting me / pain in eternity"; da Invation of the ark of
blood.
Rise of the machine
riassume tutto il disco: growling e screaming alternati, chitarroni
pesanti come il piombo, tastiere e cori a creare per contrasto
un’atmosfera eterea. Dying day è una delle novità: ed è
quasi electrogoth frammisto a grevissimo doom. Invation of the ark
of blood presenta echi dei Metallica più oscuri negli
arpeggi e nel riffing, ma il contesto è decisamente funeral doom.
The plague and the divine ha un’atmosfera purgatoriale,
all’incrocio esatto fra dannazione e beatitudine, per una traccia
splendida. The unborn (Abortion day) è ancora una grande
song, decisamente "samaeliana" elettronica, black ed apocalittica.
Infine Wishes upon the grave, altra nuova canzone,
presenta sperimentazioni digitali, ma non sembra particolarmente
riuscita.
Poco da aggiungere alla
precedente review, una summa di quanto più oscuro e tenebroso presente
nel metallo cristiano. Assolutamente imperdibile per gli amanti delle
sonorità più dark in senso lato.
Daniele E.
|