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Cita esplicitamente Iggy
Pop, Leonard Cohen e William Blake nei suoi testi
Damiano Mercuri, il mastermind di questo progetto neofolk tutto
all’italiana. Neofolk quindi ma con tanti ingredienti originali e molta
fantasia all’italiana per questo genere nato nel Regno Unito, pochissimo
metal, eppure in grado di magnetizzare alla grande i metalheads più
affascinati dai suoni oscuri, decadenti ed eleganti al tempo stesso.
La menestrellare-medievale Il gatto osserva introduce il
disco. Rose rovine e amanti vede Damiani in duetto con
voce femminile, una canzone dal forte sapore Belle Epoque. Quindi
Demian: grintosa e quasi rockettara in stile folk anglosassone.
Il grande tradimento è una traccia folk/rock molto dark e
appunto, apocalittica; anch’essa, certamente, nel filone britannico.
Quindi è la volta di From desperation to victory,
un’elettroacustica che risuona di una psichedelia quasi west coast. Poi
The end of this world con le atmosfere
folk-cabarettistiche tanto care all’autore. Mille siepi si
mantiene sulla falsariga con cantato e recitato, e diventa esplicita qui
quella vena sensuale-decadente già presente nelle altre songs. Noi
ritorneremo presenta un corposo violino su suggestioni
mitteleuropee. Chiude la liturgia rock di Ave Maria
davvero bella e sentita.
Un’opera originale, che ha anche il merito di sostituire alle classiche
liriche del neofolk (esoterismo, occultismo, ecc.) una sincera e
sofferta cristianità, mai di maniera. Se volete accostarvi al "folk
apocalittico" in chiave cristiana, è d’obbligo iniziare da qui.
Daniele E.
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