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Parole recitate e melodie declamate in lontananza, sonorità
nostalgiche, in alcuni casi rese graffianti ma mai rabbiose, nella
composizione di atmosfere evocative e mai troppo minuziosamente curate,
che oltrepassano il concetto classico di folk per approdare a lidi
musicali ben più personali e visionari. Tale stile è concretizzato in
primis da due elementi, una onnipresente chitarra acustica, la cui
accurata esecuzione delinea i contorni di ogni brano, e
un’apprezzabilissima voce maschile, nella cui acerba espressività ho
trovato uno dei punti di forza del fascino della release. Inoltre
decisamente caratterizzanti sono sia la presenza di numerose voci
recitanti, sia gli inserti industrial che all’improvviso gettano ombre
sulle chiare melodie, completando e rifinendo l’opera.
Dopo la cadenzata melodia a base di arpeggio acustico dell’Intro,
parte il raffinato brano Perso nel cuore di una foresta nella nera
Germania (Nature is the profume of grace), che tramite una
misteriosa nenia ci immerge in un’atmosfera dove a mio parere l’iniziale
serenità copre come un sottile velo una bruciante passione, che permea
l’aria e i respiri di un uomo che passeggia in un luogo antichissimo e
prezioso. Segue la più terrena Soldato cristiano (Let us pray in
silence), dall’emozionalità resa più umana anche dall’uso di
sonorità industrial. Noi non dimentichiamo (2 novembre 2004) (In
memory of Theo Van Gogh, we salute you!) e Famiglia!
sono le successive tracce, dove è presente il tema della memoria in un
intreccio di nostalgia e dolcezza. A questo punto emerge un’altra
sfumatura firmata Rose Rovine e Amanti, un accorato romanticismo
sotto forma di elegante ballata, Angels always stand for us (Don't
be afraid!), dove la semplicemente stupenda melodia della voce è
accompagnata anche da un violino che con ogni nota rende più incisivo il
sentimentalismo del pezzo, per poi tornare con le ultime due tracce,
Adorazione dell'Europa (Where is Europa!) e Aachen (Holy
Roman Imperium), allo stato d’animo che a mio parere rispecchia
maggiormente il progetto "Rituale Romanum".
Immergersi
nell’ascolto di Rose Rovine e Amanti è come camminare lenti per
le sale di un museo vuoto e impolverato, ammirando le pareti con dolce
nostalgia per qualcosa di ormai perduto, e con gli occhi ancora sognanti
accorgersi all’improvviso che i nostri passi risuonano nel vuoto e nella
polvere. Eppure quella dolcezza che riscalda il cuore ci urla che non è
ancora tutto morto, che merita di essere cantata per le strade, e che le
porte del museo meritano di essere aperte per inondare tutto di fiera
luce.
Francesca Pezza |