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I Royal
Anguish amano definire la propria musica "hybrid metal". Tale
definizione è senza dubbio adatta ed esaustiva a descrivere le più
svariate emozioni che scaturiscono dall’ascolto di "Mysterion".
Album complesso, atmosferico, profondo, delicato e graffiante allo
stesso tempo, dalle mille sfaccettature. Ognuna di queste vi
catturerà completamente, vi tramortirà, vi emozionerà, vi farà
provare le più oscure e sofferte sensazioni (un'"Angoscia Reale")
espresse in maniera sublime. In una semplice e sola parola penetrerà
nella vostra anima, conquistandovi. Alla guida del
gruppo americano c’è il tuttofare Matt Knowles: voce, chitarra,
basso, tastiere. Ad affiancarlo il batterista Anthony Smith cui si
aggiungono per questa release ben otto guest: su tutte due splendide
voci femminili, Courtney Chadwick e la soprano Katy Decker. Un gothic
misto di doom, symphonic black metal, death melodico, con il growl
di Matt accompagnato e controbilanciato costantemente dalle già
citate guest femminili.
One last time,
dalle ritmiche serrate e dai cori evocativi, parte sparata per
rallentare incuneandosi in ritmi doom e poi ripartire di nuovo sui
suoi elevati ritmi. Ad un growl piuttosto graffiante di Matt si
alterna una voce clean e il bel chorus cantato dalla Chadwick. Lo
schema, vincente, sarà ripetuto anche nei successivi brani. Questo
in particolare parla di un amore perduto e della voglia disperata di
stringerlo ancora un’ultima volta, sottolineato da uno straziante
guitar solo. L’eterea Atmosphere è aperta da soavi
arpeggi di chitarra e note di piano; all’alternarsi di growl e clean
vocal, subentra il violino che fa fibrillare il cuore.
Impossibile non essere catturati dal refrain: "Oh how weak we
are / once so frail and so pure / now been transformed / as we become the
atmosphere".
In Come
run with me ritroviamo l’accoppiata di pestate ad alta
velocità (caratteristica che farà la fortuna del seguente "Tales
Of Sullen Eyes") e ritmi più marcatamente doom. Ottima la prova
del clean vocal maschile che in alcuni momenti, per espressività e
profondità, ricorda Eric Clayton. Straziante e delicata è la
seguente Homeland costruita su pesanti riff e dolci
arpeggi di chitarra. La fine del brano costruita in crescendo è da
ascoltare e riascoltare!
In My own despair, brano
molto tirato, entra finalmente in scena la cantante soprano…ed è un
vero spettacolo ascoltare con quale armoniosità si intreccino
sonorità così diverse. La tastiera diventa protagonista, con delle
strazianti note ripetute per tutto il brano, in Haunted
whispers, delicato brano, adattamento di una poesia di eVa
Stong. Si passa poi per I close my eyes, bel pezzo,
anche se un pochino sotto la media rispetto agli altri, in cui nella
seconda parte sono presenti sfuriate black-oriented, per giungere
così ad Autumn sorrow: 6 minuti di un superbo gothic
sinfonico, tirati sino allo fine e accompagnati da un onnipresente
violino in cui il growl lascia spazio ad un sussurrante clean
maschile e alla voce di Courtney Chadwick. Green pastures
await, costruita su un ripetuto giro di tastiera,
rappresenta la seconda parte della precedente traccia, con il
seguente sottotitolo: The Chronicles of autumn sorrow, part II.
A concludere una bonus track: la versione strumentale di
I close my eyes (Moonlight version).
Quest’album è
un incontro di contrari: pesante, grave ma così poeticamente
sinfonico; oscuro, tetro ma così magnificamente luminoso ed
emozionante (As the sun begins to rise / and the mist clears from my
eyes / I awake to see / a brand new day / green pastures await). Ed è
proprio dall’unione di contrari che nascono le più belle opere
d’arte. "Mysterion" ne è un evidente esempio.
Ilaria Ricci |