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"Dalla polvere alla polvere", il destino terreno
dell'uomo è segnato ineluttabilmente da questo ciclo di creazione e
distruzione, di plasmazione e disfacimento, di nascita e di morte. Nella cover
dell'ultimo lavoro dei brasiliani Sabbatariam una nuova vita si
sta formando, tuttavia la dedica di "From Dust To Dust" è per tre giovani amici
che se ne sono andati. Jean Paulo, voce e chitarra degli Halleluyah,
è morto a seguito di un collasso causato dal suo diabete, mentre, negli
stessi giorni, Jesus (Blasterror) ed Hebert
con consorte (Sentido
Oposto) sono morti in un incidente stradale, nel quale era presente
anche il chitarrista Joab, che dopo una lunga convalescenza è riuscito a
cavarsela.
Questo brevissimo Ep segue il demo d'esordio "Sword
Of God" e lo split con gli svizzeri Demoniciduth nel quale i
sudamericani hanno presentato un altro Ep di sette tracce, "The
Valley Of The Shadow", di caratura senz'altro migliore rispetto al
debut. In "From Dust To Dust" la qualità esecutiva e di
produzione ascende ancor più, peccato tuttavia che dei tre brani
presenti ben due siano cover, con un solo inedito quindi, peraltro molto
interessante. Le cover sono Come touch the sky,
rivisitazione in chiave death-oriented con growl gutturale e screaming
di un pezzo dei celeberrimi christian doomster Trouble, direi
ampiamente riuscita, mentre l'altra è assolutamente grandiosa: la song
dei Tourniquet, Pathogenic ocular dissionance, da
thrash che era diviene death solenne con protagoniste le linee di basso,
un'ottima chitarra solista e soprattutto un'interpretazione vocale in
growl e scream che rendono la track persino migliore dell'originale.
L'unica nuova composizione è dunque l'opener, un tributo ai connazionali
Sentido Oposto per la tragedia che i ha colpiti, ed il titolo è
emblematico: Dead in the battle. Grandi novità nel
songwriting qui per i Sabbatariam, il sound evolve in pieno death
melodico, le chitarre sono corpose ma nitide, l'esecuzione tersa,
l'intreccio canoro generato da gutturale, scream, clean e dai female
vocals che danzano soavemente nell'etere per opera della brava Jully, è
davvero magistrale.
Per quanto piacevole all'ascolto questo Ep ha poca
carne al fuoco, per cui è bene tenere a freno l'entusiasmo, ma se la via
compositiva intrapresa dal quartetto è quella delineata in Dead in
the battle allora possiamo guardare con grande ottimismo al
futuro dei Sabbatariam, di cui stiamo ancora attendendo il lavoro
della consacrazione, confidando vivamente sia un full-length.
Valerio Mei
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