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Arriva in maniera quasi inaspettata questa graditissima ristampa,
anche se in edizione limitata a sole mille copie, del debut album
degli statunitensi Sacrament, ovvero il classico dei classici
"Testimony Of Apocalypse" edito nel lontano 1990
dall'indipendente R.E.X. Records, la label di proprietà del guitar
player Rex Carrol dei Whitecross, oramai fuori catalogo da
tempo e per questo quasi introvabile, reso nuovamente disponibile
grazie all'operato della Retroactive che, oltre a rimasterizzare i
dat originali del disco in questione, ci fornisce come bonus
l'altrettanto mitico "Presumed Of Dead", debut demo della
band di Philadelphia assorto alle cronache come una delle migliori
release in campo prettamente estremo.
Infatti quello che in molti non ricordano, è che i qui recensiti
Sacrament erano, assieme ai Vengeance Rising, una delle
migliori thrash/death metal band a sfondo cristiano in azione sul
suolo americano nei primi nineties, questo grazie anche ai positivi
responsi di due ottime release mirate e pregne di un humus oscuro
che risultavano essere non tanto distanti da quanto proposto da
celebri acts dell'epoca come i canadesi Sacrifice o gli
stessi Death del primo periodo, il tutto contornato dalle
vocals sprezzanti ed istrioniche del buon Mike Torone, screamer
dalle indubbie qualità interpretative che comunque di lì a qualche
anno avrebbe lasciato la band sostituito dal seppur valido Robert
Wolfe, nonchè da una componente musicale che miscelava
diligentemente sfuriate metalliche e ritmiche di natura puramente
death metal, con cambi di tempo e stacchi quasi progressivi, segno
questo di una certa caratura e perizia tecnica, ben lungi da una
sorta di declassificazione di massa tanto in auge soprattutto fra le
miriadi di band clone dell'ultimo periodo.
E già, questi ragazzi possedevano veramente un suono altamente
terrificante che riusciva ad imbastire tessiture di derivazione
brutal/thrash metal, con classiche aperture di più ampio respiro,
senza per questo snaturare naturalmente l'impatto di song devastanti
partorite attraverso una visione quasi apocalittica di una società
sempre più allo sbando come quella americana di fine anni ottanta...
Un vero e proprio assalto sonico perpetrato con cinica violenza
scaturisce dall'ascolto di song del calibro dell'opprimente e
disumana Conquer death, thrash/death all'ennesima
potenza, della più quadrata Absence of fear o dello
speed/thrash di Valley of dry bones, brani pervasi da
vertiginose accelerazioni nei quali è ben evidente che la lezione
impartita dai mastermind Slayer è stata metabolizzata a
dovere, o della stessa Slave to sin in cui la
morbosità dei riff chitarristici non può che richiamare la scuola
tipicamente estrema della scena floridiana di quegli anni, tutti
elementi che comunque ci fanno comprendere come la band all'epoca
fosse davvero avanti con i tempi.
Un disco intenso, brutale, terrificante ma anche di una certa
importanza e valenza storica che, a mio parere, vale la pena andare
a recuperare, se non altro per il suo valore storico ed artistico,
per il resto fate vobis...
Beppe Diana
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