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SACRECY
Sacrecy
power
2007 - Maanalainen Levykauppa
(Finlandia)
www.myspace.com/sacrecy

 

La Finlandia è ancora una volta la patria del metal melodico che ha fatto la fortuna con gruppi come Stratovarius, Nightwish o Sonata Arctica; restando nella scena white (e a livelli commerciali decisamente inferiori, purtroppo), tra Essence Of Sorrow, Mehida, Wingdom, Venia, HB, c'è da segnalare anche la giovane band dei Sacrecy, autori di un power/prog appunto melodico, che in alcuni frangenti strizza l’occhio ai sopraccitati Sonata Arctica.

L’omonimo full-length del 2007 apre con Image of God, un mid-tempo dal riffing ora graffiante e ora decadente, soprattutto verso il finale in crescendo. L’impressione che subito si ha, è che si sta ascoltando un disco davvero buono e professionale. Con la convinzione che le altre tracce non ci deluderanno, non ci resta che andare avanti con l’ascolto dell'album, e quindi con Devil’s reign. Questa è impostata su ritmi più veloci della precedente, e ancora una volta assistiamo a variazioni di mood, ben eseguite, grazie all’ottima interpretazione vocale del singer Panu Siik che sforna un refrain molto solare a scapito delle melodie cupe che imperniano la canzone. La terza traccia, Forgive, è una mesta (dal punto di vista emotivo) ballad che per le linee vocali ricorda i Sonata Arctica. Molto profonde le lyrics: "Not fully understanding the price / Which was paid by Christ / We choked in your hate, our selfish blood / When man killed his God / Please help me! / Forgive me!". Hope from above alterna ritmi lenti ad altri più sostenuti, da segnalare le melodie intessute dalle testiere e dalle chitarre (questa volta quasi sempre luminose), ma soprattutto le lyrics ancora fondate sul sacrificio di Gesù: "Come forth, take my hand / Close your eyes, see the Sacred Land / By the grace of God, Christ redeemed us with his blood / It’s hope from above". Segue un’altra ballad, Anxious eyes, iper-evocativa grazie ad un dolcissimo arpeggio di pianoforte presente in tutta la canzone. Ancora una volta, evidentissime le somiglianze con i Sonata Arctica. The shadow of me è forse l’episodio peggiore di "Sacrecy", un po’ troppo monotona e prevedibile, un piccolo neo in un album fino a questo momento quasi impeccabile; impeccabile come anche la struttura compositiva di The child within, ricca di accelerazioni, rallentamenti e lunghi soli di chitarra e tastiera che ne fanno un bellissimo pezzo progressive. Nel penultimo brano, The kiss of betrayal, sono le melodie cupe che la fanno da padrone, si tratta infatti di un pezzo molto gothic oriented, anche se impostato su ritmi veloci.

La conclusione è affidata ad un pezzo progressive, Masquerade, quasi dieci minuti di cambi di velocità, modulazioni e soli di tastiera e chitarra. Ancora una volta lyrics incentrate sul sacrificio di Cristo, tema decisamente ricorrente: "Broken people / In this world of black and white / Searching for their redeemer / But they have forgotten the cross / The sacrifice". Devo dire che i Sacrecy mi hanno davvero colpito, fin da subito si capisce come siano una band assai interessante, seria e professionale e il loro album di debutto ne è la conferma; chissà dunque come saranno i futuri lavori… sicuramente da non perdere!

Daniele Fuligno

VOTO

83

 

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