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La Finlandia è ancora una volta la patria del metal melodico che ha
fatto la fortuna con gruppi come Stratovarius, Nightwish o
Sonata Arctica; restando nella scena white (e a livelli
commerciali decisamente inferiori, purtroppo), tra Essence Of Sorrow,
Mehida, Wingdom, Venia, HB, c'è da segnalare
anche la giovane band dei Sacrecy, autori di un power/prog
appunto melodico, che in alcuni frangenti strizza l’occhio ai
sopraccitati Sonata Arctica.
L’omonimo full-length del 2007 apre con Image of God,
un mid-tempo dal riffing ora graffiante e ora decadente, soprattutto
verso il finale in crescendo. L’impressione che subito si ha, è che si
sta ascoltando un disco davvero buono e professionale. Con la
convinzione che le altre tracce non ci deluderanno, non ci resta che
andare avanti con l’ascolto dell'album, e quindi con Devil’s reign.
Questa è impostata su ritmi più veloci della precedente, e ancora una
volta assistiamo a variazioni di mood, ben eseguite, grazie all’ottima
interpretazione vocale del singer Panu Siik che sforna un refrain molto
solare a scapito delle melodie cupe che imperniano la canzone. La terza
traccia, Forgive, è una mesta (dal punto di vista emotivo)
ballad che per le linee vocali ricorda i Sonata Arctica.
Molto
profonde le lyrics:
"Not fully understanding the price / Which was paid
by Christ / We choked in your hate, our selfish blood / When man killed
his God / Please help me! / Forgive me!".
Hope from above
alterna ritmi lenti ad altri più sostenuti, da segnalare le melodie
intessute dalle testiere e dalle chitarre (questa volta quasi sempre
luminose), ma soprattutto le lyrics ancora fondate sul sacrificio di
Gesù: "Come
forth, take my hand / Close your eyes, see the Sacred Land / By the
grace of God, Christ redeemed us with his blood / It’s hope from above".
Segue un’altra ballad, Anxious eyes, iper-evocativa grazie
ad un dolcissimo arpeggio di pianoforte presente in tutta la canzone.
Ancora una volta, evidentissime le somiglianze con i Sonata Arctica.
The shadow of me è forse l’episodio peggiore di "Sacrecy",
un po’ troppo monotona e prevedibile, un piccolo neo in un album fino a
questo momento quasi impeccabile; impeccabile come anche la struttura
compositiva di The child within, ricca di accelerazioni,
rallentamenti e lunghi soli di chitarra e tastiera che ne fanno un
bellissimo pezzo progressive. Nel penultimo brano, The kiss of
betrayal, sono le melodie cupe che la fanno da padrone, si
tratta infatti di un pezzo molto gothic oriented, anche se impostato su
ritmi veloci.
La conclusione è
affidata ad un pezzo progressive, Masquerade, quasi dieci
minuti di cambi di velocità, modulazioni e soli di tastiera e chitarra.
Ancora una volta lyrics incentrate sul sacrificio di Cristo, tema
decisamente ricorrente:
"Broken people / In this world of black and white / Searching for their
redeemer / But they have forgotten the cross / The sacrifice".
Devo dire che i
Sacrecy
mi hanno davvero colpito, fin da subito si capisce come siano una band
assai interessante, seria e professionale e il loro album di debutto ne
è la conferma; chissà dunque come saranno i futuri lavori… sicuramente
da non perdere!
Daniele Fuligno |