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SACRED WARRIOR
Rebellion
 
 

 

SACRED WARRIOR
Master's Command
heavy
1989 - Intense Records
(USA)
www.myspace.com/sacredwarrior777

 

Tra la corposissima schiera di "hard 'n heavy" band statunitensi di ispirazione cristiana della seconda metà degli anni ottanta ed inizio novanta che rendeva il movimento white guidato dagli Stryper quasi un fenomeno di massa, vanno inseriti di diritto anche i Sacred Warrior, gruppo allora fautore di quattro album studio, scioltosi nel 1991 e poi riunitosi senza significativi sconvolgimenti della line-up dieci anni dopo, dando in questo frangente luce ad un Ep e ad un cd Live. I Sacred Warrior nella loro proposta musicale sono capitanati dalla maschia voce di Rey Parra, capace però anche di affilati acuti in power-style, dal drumming piuttosto vario di Tony Velasquez, ma soprattutto dalla tecnica e ruffiana chitarra del bravo Bruce Swift. L'heavy proposto in questo "Master's Command" di circa cinquanta minuti di durata non è particolarmente robusto bensì maggiormente volto a soluzioni orientate verso la melodia, ed è eseguito senza pecche ma ascolto dopo ascolto ci si accorge come manchi in qualcosa, ossia la focosa passione da riversare sugli strumenti e, principalmente in questo caso, sul microfono: le capacità vocali di Parra si intuiscono senza troppo sforzo, ma è evidente, e ce ne se accorge ben presto, come qui non stia dando tutto.

All'interno della track-list formata da 12 tracce dalle liriche evangelizzatrici (Many will come / in the name of Him / but the Spirit's there / for all to see / their blood runs cold / just like the rest / But in the end of time / will tell who will be blessed / [...] Can you see the light? / Can you feel the power? / He'll be the One who's dressed in white) troviamo momenti interessanti ma altri sottotono: pensando a questi ultimi vengono in mente l'insipida Beyond the mountain, dal refrain scontato e per nulla catchy, e la un po' pretenziosa quanto poco riuscita Bound in chains; per quanto riguarda i primi invece non si può omettere di dire della song che si interpone tra le due citate, la notevolissima Evil lurks, che acuti, intrecci strumentali ed assoli rendono di una spanna più calda ed emozionata del resto del Cd. Apprezzabile è anche la title-track Master's command, caratterizzata da buoni passaggi di batteria, da un ritmo sostenuto, da un polifonico refrain, da bei acuti oltre che dal solito ottimo lavoro solistico.

L'uso di synth stende un velo di cupezza su alcuni episodi come l'Intro, la decima strumentale ed a tratti progressiva Onward warriors, ma anche nella seguente, aggressiva e composita The flood, dove guest al microfono è l'ex Vengeance Rising Roger Martinez ed il suo growling. Paradise è la canzone più "happy" dell'album; in Uncontrolled senz'altro ben riuscita è la linea melodica, mentre la sesta Unfailing love è una lunga ballad che sa essere dolce ed intensa, anche se non convince appieno. A chiudere questo comunque più che discreto, anche se certo non esaltante, disco è il sentito inno corale Holy, holy, holy dalle cadenze comode e rilassate.

Vaake

VOTO

76

 

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