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"Rebellion" è il disco di debutto dei
Sacred Warrior, band americana che tra il 1988 (l'anno in questione
del Cd) e il 1991 ha tirato fuori ben 4 full length marcando sicuramente
una notevole impronta nel christian heavy metal di quel periodo nel
quale in America fioccavano manciate di gruppi (seguendo la scia delle
"Api"), l'etichetta Intense Records cominciava a smerciare parecchio
materiale, e i nostri ne hanno approfittato firmando subito e
proseguendo per le tre release successive la distribuzione con questa
label. Da un ascolto superficiale di questa band risalta subito la
leadership del singer Ray Parra, dotato di una notevole estensione
vocale e capace di costruire ottimi arrangiamenti vocali, molto presente
sicuramente sugli acuti; l'accompagnamento delle chitarre e del basso
non è malvagio, mentre invece la drum section di Tony Velazquez è
sprecisa, molte sue rifiniture non sono in pari col tempo e questo
penalizza gli arrangiamenti dei brani.
Gli undici pezzi del disco propongono l'heavy classico che sarà il
marchio di fabbrica della band, il paragone che molti fanno con i
Queensryche direi che è in buona parte azzeccato, soprattutto per la
somiglianza del singing con quello dell'immensa ugola d'oro Geoff Tate.
La melodia predomina il disco, certi pezzi hanno una spinta power a
differenza di altri costruiti su uno stampo più heavy, e il cantato
spinge molto sugli acuti potenti e puliti alla Michael Kiske. La band dà
il meglio di sé in pezzi come Stay away from evil, la
teutonica Children of the light e Sword of victory,
buono anche il risultato della titletrack, di Lies e
The heaven are calling, e delle due ballad Famine
e He died (con testo molto toccante che racconta il
sacrificio di Cristo); il resto forse è in più.
Il disco trattiene abbastanza bene, alcuni episodi annoiano un po' e le
chitarre svolgono il loro lavoro pur facendo il loro "compitino"
sufficiente di ritmare e improvvisare assoletti, semplice e superato; il
punto forte della band è la potenza espressiva del cantato: andatevelo a
sentire quindi per quello, che sicuramente rimarrete soddisfatti; se
invece cercate la precisione ritmica cambiate album e sentitevi "Keeper
Of The Seventh Keys" o "When Dream And Day Unite", il periodo
è lo stesso, il sound forse pure, ma la batteria in questi casi suona
sicuramente più precisa di quella in questo disco.
Francesco Romeggini
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