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SACRIFICIUM
Escaping The Stupor
 
 

 

SACRIFICIUM
Cold Black Piece Of Flesh
death
2002 - Whirlwind Records
(Germania)
www.sacrificium.com

 

Disco di debutto per questo grande gruppo tedesco fautore di un ottimo death metal che si riallaccia all’old-school senza rinnegare però la modernità, innestando molte melodie e ritmiche figlie del sound più svedese, che nel secondo disco "Escaping The Stupor" suonano più evidenti e ben radicate. In sé non ci troviamo di fronte ad un disco particolarmente geniale, poiché è semplice death metal fatto e rifatto, tuttavia è assolutamente gustabile e sa prendere molto facilmente qualsiasi headbanger dopo qualche ascolto. Il disco parte con la title-track con una bella (ascoltarla capire e dire perché bella…!) intro parlata. Poi c’è solo violenza caotica e death metal. La voce del possente Claudio si mette subito in evidenza. Molto buone le melodie intagliate dalle chitarre di Oliver ed Ulrike e molto ben eseguito il lavoro di batteria di Mario e di basso di Manuel. Non si raggiungono mai velocità interessanti, il tutto è invece molto cadenzato e ritmato diventando quasi difficile da apprezzare per un fan old-school. Ci vuole qualche ascolto insomma… Segue Come closer. Ci si accorge subito che le coordinate di base sono le stesse. Da una parte questo può essere negativo si potrà dire, ma perlomeno si ha la sicurezza che questa band in sole due canzoni sa far capire che il suo sound è il suo sound. In fondo è ormai dal 1993 che il gruppo fa esperienza, quindi… Tornando al pezzo, possiamo trovare qualche accelerazione in più rispetto alla title-track e molti più rallentamenti che rendono il tutto davvero apprezzabile. Tocca a Existence che si distingue per i passaggi melodici sognanti e per riff furiosi. Questa canzone sa davvero prendere per la sua varietà ed i suoi continui innesti adrenalinici cadenzati dalla melodia. Killing with style inizia assai mosh per lanciarsi in una sfuriata piuttosto modern con accelerazioni e ritorni repentini alla monotonia ritmica che sanno diventare molto emozionali ed interiorizzanti, e dove il growl si fa portatore di grandi parole. Riprende poi ritmato l’inciso per portarci in uno stacco interessante con lavoro chitarristico in evidenza.

Arriviamo a Zustand tod. Niente di particolare se non che ormai conosciamo il sound del gruppo e possiamo apprezzarlo ancora di più, anche se le influenze modern si fanno sentire davvero tanto e per chi ama un death metal più ortodosso la canzone potrebbe apparire un po' noiosa. Bellissimo il passaggio a metà che ricorda "quasi troppo" i Paramaecium del primo album e che spacca totalmente in due l’ascoltatore. E' senza dubbio il passaggio più bello della canzone, che ci porta addirittura ad apprezzare finalmente appieno il pezzo, quasi come se fosse necessario uno stacco tranquillo per carburare il tutto. A questo punto ci si rende conto che quanto detto ad inizio paragrafo forse è in controsenso con il piacere che si prova a questo punto di Zustand tod (viva le contraddizioni!). Tocca a Labyrinth e a Kill me. Di ulteriori strumenti di analisi per apprezzare queste canzoni non ne servono, basta aver letto fino a qui. Giungiamo ora al pezzo forte, anzi fortissimo! Psalm of an unborn rappresenta un vero e proprio "modus operandi" per comporre una grande canzone. 12:56 minuti di variazioni, accelerazioni, growl, riff e quant'altro ci possa essere per esaltarsi. Anche le parti atmosferiche sono trascinanti e portatrici di godimento acustico! A dire il vero dopo una canzone del genere non si saprebbe più cosa aspettarsi, ma passiamo all’ascolto delle due rimanenti. Paupers grave ci fa tornare nella direzione già sperimentata in precedenza, se non fosse che si ha la netta impressione che la violenza e la voglia di essere più veloci e più death un po' alla vecchia maniera sia ben palese, e si nota anche come il tutto sia tirato; infatti si comprime in soli 2:08 minuti di magnitudo non indifferente. A chiudere il disco troviamo Vast che si rilega molto a Paupers grave in quanto ad attitudine e durata. Davvero coinvolgente.

A livello di testi i Sacrificium si mostrano molto diversi dalla massa. Affrontano infatti tematiche che normalmente troviamo lette da una prospettiva sociale e unicamente razionale. I tedeschi si contraddistinguono invece per la loro sensibilità nel trattare il tutto con una sapienza spirituale non indifferente e molto interessante. Io trovo questo disco superiore al secondo in quanto ad attitudine death e old-school, ma in molti non saranno d’accordo. Ciò che è certo è che questo "Cold Black Piece Of Flesh" è un buon disco, molto ben registrato, suonato e prodotto, e a cui tutti dovrebbero rivolgere un ascolto interessato e un poco approfondito. Le contraddizioni per apprezzare questo Cd sono d’obbligo!

Attilio Rizzoli

VOTO

80

 

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