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Disco di debutto per
questo grande gruppo tedesco fautore di un ottimo death metal che si
riallaccia all’old-school senza rinnegare però la modernità, innestando
molte melodie e ritmiche figlie del sound più svedese, che nel secondo
disco "Escaping The Stupor" suonano più evidenti e ben radicate.
In sé non ci troviamo di fronte ad un disco particolarmente geniale,
poiché è semplice death metal fatto e rifatto, tuttavia è assolutamente
gustabile e sa prendere molto facilmente qualsiasi headbanger dopo
qualche ascolto. Il disco parte con la title-track con una bella
(ascoltarla capire e dire perché bella…!) intro parlata. Poi c’è solo
violenza caotica e death metal. La voce del possente Claudio si mette
subito in evidenza. Molto buone le melodie intagliate dalle chitarre di
Oliver ed Ulrike e molto ben eseguito il lavoro di batteria di Mario e
di basso di Manuel. Non si raggiungono mai velocità interessanti, il
tutto è invece molto cadenzato e ritmato diventando quasi difficile da
apprezzare per un fan old-school. Ci vuole qualche ascolto insomma…
Segue Come closer. Ci si accorge subito che le coordinate
di base sono le stesse. Da una parte questo può essere negativo si potrà
dire, ma perlomeno si ha la sicurezza che questa band in sole due
canzoni sa far capire che il suo sound è il suo sound. In fondo è ormai
dal 1993 che il gruppo fa esperienza, quindi… Tornando al pezzo,
possiamo trovare qualche accelerazione in più rispetto alla title-track
e molti più rallentamenti che rendono il tutto davvero apprezzabile.
Tocca a Existence che si distingue per i passaggi melodici
sognanti e per riff furiosi. Questa canzone sa davvero prendere per la
sua varietà ed i suoi continui innesti adrenalinici cadenzati dalla
melodia. Killing with style inizia assai mosh per
lanciarsi in una sfuriata piuttosto modern con accelerazioni e ritorni
repentini alla monotonia ritmica che sanno diventare molto emozionali ed
interiorizzanti, e dove il growl si fa portatore di grandi parole.
Riprende poi ritmato l’inciso per portarci in uno stacco interessante
con lavoro chitarristico in evidenza.
Arriviamo a
Zustand tod. Niente di particolare se non che ormai conosciamo
il sound del gruppo e possiamo apprezzarlo ancora di più, anche se le
influenze modern si fanno sentire davvero tanto e per chi ama un death
metal più ortodosso la canzone potrebbe apparire un po' noiosa.
Bellissimo il passaggio a metà che ricorda "quasi troppo" i
Paramaecium del primo album e che spacca totalmente in due
l’ascoltatore. E' senza dubbio il passaggio più bello della canzone, che
ci porta addirittura ad apprezzare finalmente appieno il pezzo, quasi
come se fosse necessario uno stacco tranquillo per carburare il tutto. A
questo punto ci si rende conto che quanto detto ad inizio paragrafo
forse è in controsenso con il piacere che si prova a questo punto di
Zustand tod (viva le contraddizioni!). Tocca a
Labyrinth e a Kill me. Di ulteriori strumenti di
analisi per apprezzare queste canzoni non ne servono, basta aver letto
fino a qui. Giungiamo ora al pezzo forte, anzi fortissimo! Psalm
of an unborn rappresenta un vero e proprio "modus operandi" per
comporre una grande canzone. 12:56 minuti di variazioni, accelerazioni,
growl, riff e quant'altro ci possa essere per esaltarsi. Anche le parti
atmosferiche sono trascinanti e portatrici di godimento acustico! A dire
il vero dopo una canzone del genere non si saprebbe più cosa aspettarsi,
ma passiamo all’ascolto delle due rimanenti. Paupers grave
ci fa tornare nella direzione già sperimentata in precedenza, se non
fosse che si ha la netta impressione che la violenza e la voglia di
essere più veloci e più death un po' alla vecchia maniera sia ben
palese, e si nota anche come il tutto sia tirato; infatti si comprime in
soli 2:08 minuti di magnitudo non indifferente. A chiudere il disco
troviamo Vast che si rilega molto a Paupers grave
in quanto ad attitudine e durata. Davvero coinvolgente.
A livello di testi i
Sacrificium si mostrano molto diversi dalla massa. Affrontano
infatti tematiche che normalmente troviamo lette da una prospettiva
sociale e unicamente razionale. I tedeschi si contraddistinguono invece
per la loro sensibilità nel trattare il tutto con una sapienza
spirituale non indifferente e molto interessante. Io trovo questo disco
superiore al secondo in quanto ad attitudine death e old-school, ma in
molti non saranno d’accordo. Ciò che è certo è che questo "Cold Black
Piece Of Flesh" è un buon disco, molto ben registrato, suonato e
prodotto, e a cui tutti dovrebbero rivolgere un ascolto interessato e un
poco approfondito. Le contraddizioni per apprezzare questo Cd sono
d’obbligo!
Attilio
Rizzoli |