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SACRIFICIUM
Cold Black Piece Of Flesh
 
 

 

SACRIFICIUM
Escaping The Stupor
melodic death
2005 - Black Lotus Records
(Germania)
www.sacrificium.com

 

Piccolo preambolo: se siete tra coloro che reputano giusto e doveroso bocciare dopo pochi magari distratti ascolti un buon album solo perchè fautore di un genere ormai giunto alla completa sclerotizzazione creativa, qual è in questo caso lo swedish death, allora potete anche evitare di proseguire le lettura di questa recensione; ma se siete invece tra coloro che giudicano un disco principalmente per il suo valore obiettivo senza fossilizzarsi in un giudizio che si basa esclusivamente sulla presunta innovatività (in tal caso si cestinerebbero i 5/6 della scena metal dato che è evidente come ogni genere presenti i suoi inconfondibili stilemi e standardizzazioni) allora potrete anche apprezzare un'analisi di "Escaping The Stupor" meno sottomessa a logiche soggettivistiche. Detto questo il secondo full-length della death band teutonica è un notevole, seppur certo non troppo originale, album di death svedese, più brutale che melodico, dagli echi metalcore, grave, cupo, spesso tirato e sempre tremendamente irruento, dalla ineccepibile produzione, dall'esecuzione pulita, dalla buona tecnica strumentale, che però presenta una grossa crepa all'interno del lavoro di songwriting: è innegabile che l'ispirazione compositiva sia limitata negli spunti e questo alla lunga pesa all'ascolto, cosicché la seconda parte del platter scorre infatti via meno fluida, e poco invoglia a rimettere il Cd da capo e spingere nuovamente il tasto play.

Canvas è subito una bella song, poderosa e fosca, alterna - come sarà per tutto il Cd - un ottimo deep growl ad un cantato screaming-oriented non però all'altezza dell'altro, anzi, a volte quasi nocivo per l'economia armonica. Dicevamo degli echi metalcore: la seguente Towards the edge of degeneration ricorda tantissimo gli Zao per diverse soluzioni, ovviamente qui in versione brutale. I am the enemy si fa notare solo per la conduzione guest al microfono di Pilgrim dei Crimson Moonlight e Karl Walfridsson degli svedesi Pantokrator, rispettivamente per gli scream e per i growl; niente di troppo incisivo è anche la quinta Extinction of mankind, ma fra le due troviamo il capolavoro dell'album, Pierced by death: imperano qui oscurità, devastazione sonora, massacri di doppia cassa, stacchi progressivi ed inserimento di partiture melodiche chitarristiche. Fosse stato tutto così "Escaping The Stupor" grideremmo al prodigio! Shivering è più tipicamente swedish nell'attacco ma poi si sviluppa tecnica e strutturata, con un gradito momento di respiro, atmosferico, centrale. Eccoci alla strumentale, acustica, triste e turbata Tremendum, o almeno lo è fino all'ingresso della chitarra elettrica che si produce in un affiancato solo luminoso. As silence dies è una buia mitragliata con break tecnici e riffing detonanti, ma da qui si nota un netto calo di mordente (e di gradimento) nonostante l'adrenalinica Of traumatic memories and tears, dal gran finale in cui ad un assolo succedono vertiginosi deliri vocali e convulsioni ritmiche.

Nelle lyrics impazza un cristianesimo quasi sociale: i ragionati testi si occupano (con tanto di utile sunto iniziale) di svariati temi di attualità visti ed interpretati dall'alto del Golgota: l'ipocrisia delle filosofico-scientiste dottrine del superuomo, della deviante degenerazione televisiva, degli orrori derivanti dalla manipolazione genetica, del dominio del vano e del superfluo, ma anche di aspetti più strettamente teologici e spirituali. I Sacrificium hanno, nel complesso, fatto un bel balzo in avanti rispetto al precedente "Cold Black Piece Of Flesh" ma ora li aspettiamo al varco della prossima release sperando riescano a limare tutto ciò che impedisce loro (varietà e originalità) di entrare nel novero dell'olimpo mondiale, il tutto ovviamente mantenendo la travolgente brutalità che li contraddistingue, e magari replicando questa superba produzione. 

Valerio Mei

VOTO

82

 

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