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SAINT
The Gentiles
 
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Time's End
 
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In The Battle
 
SAINT
Crime Scene Earth
 
SAINT
Hell Blade
 
 

 

SAINT
The Mark
heavy
2006 - Armor Records
(USA)
www.myspace.com/saintmetal

 

A seguito del recente, imprevisto, come-back la storica white band dell'Oregon - prima di "In The Battle" ferma al lontanissimo "Too Late For Living" del 1988, col solo piacevole intermezzo dell'Ep "The Perfect Life" (1999) - è ora in pieno fermento artistico: dopo il citato album del ritorno infatti i nostri hanno firmato un live ("Live 05") e subito dopo questo full-length fresco fresco d'uscita, il loro quinto complessivo. I defenders statunitensi rispetto alla line-up del predecessore sostituiscono soltanto il drummer Tim Lamberson con Larry London ed il sound rimane sempre quello ovviamente: heavy prepotente con la maschia tonalità di Josh Kramer a farla da protagonista, al pari però della chitarra di Jerry Johnson, coadiuvato da Dee Harrington.

Heavy testosteronico è subito The spirit, opener consueta negli arrangiamenti, con spazi riservati alla messa in luce della sempre ammaliante lead giutar di Johnson. The vision ha più groove, la melodia del chorus prende. Ride to kill propone una ritmica più andante ed un finale turbinoso mentre He reigns è già la ballad, suadente senz'altro e ricca di appeal, l'heavy è vellutato, il refrain ultra catchy e l'assolo passionale. Una gran traccia! On and on rifà il mood del platter di nuovo "grezzo", da rimarcare in essa la presenza di una polifonia stile eighties. The 7th trumpet a sorpresa parte con una riffing cupo ed incalzante, ma l'ossatura compositiva è poi articolata: acutoni, accelerazioni e assolo thrashy sono però penalizzati da alcune soluzioni vocali stridule ed in ciò poco apprezzabili. The mark, la title-track, è abbastanza standard, invece gli arpeggi inquieti di Bowls of wrath colpiscono nel segno: il sound è massiccio e la lead irrefrenabile, peccato per la voce un po' lontana, pur se fautrice di una bella teoria armonica. In Babylon the great i riff sono grassi ed il chorus alquanto particolare, però con Reaping the flesh tornano gli stridulii. Gog and Magog è decisamente ruffiana e coinvolgente, è una traccia strumentale prevalentemente chitarristica: inutile sottolineare come qui Johnson dia in meglio di sé. Orecchiabile è anche la rilassante finale Alpha and Omega, metafora di Cristo inizio e fine di tutte le cose.

Tirando le somme un album un gradino meno ispirato di "In The Battle", meno vario nel songwriting e anche negli stessi vocals che presentano soluzioni a volte persino dubbie, ma probabilmente ancora più roccioso e compatto dell'altro. Ma se l'heavy classico è la vostra via, e tanto più se siete cristiani, comunque sia dai Saint non potete prescindere.

Vaake

VOTO

79

 

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