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SAINT SPIRIT
The Ways Of Faith
 
 

 

SAINT SPIRIT
Against Saints And Sinners
grind
2003 - Self
(Brasile)
www.myspace.com/saintspirit

 

No, non c'è alcun grottesco errore nella scheda di presentazione di questo disco! È più che legittimo il vostro dubbio, certo, perciò chiarisco fin da subito che il Cd che troverete sotto questa front cover è realmente grindcore!, o meglio, un'esplosiva miscela di death estremizzato con abbondante thrash (uguale, quasi brutal in stile Cannibal Corpse fin qui) ma con anche sostanziosi dosaggi di core, e non solo. Cd-R e confezionamento sono indice di amatorialità, tuttavia la produzione del debut del trio brasiliano ha tutti i crismi del caso ed il suono è limpido: andiamo così scoprendo pian piano un lavoro che, ed assolutamente a sorpresa, cela imprevisti picchi adrenalinici e desta di soprassalto dagli iniziali sensoriali appisolamenti pregiudiziali. La realtà che emerge è che i Saint Spirit spaccano! Il songwriting di questi quindici brevi brani (la durata complessiva infatti sfora di poco la mezz'ora) sa essere vario, non mancano spunti di follia, ma ciò che più impressiona sono alcuni ipersonici assoli dell'axeman Esch: per il resto la sezione ritmica non sarà mai tritatutto, le velocità di punta raggiunte dal bassista Clébis e dal drummer Bizoro non sono, insomma, memorabili; più che discreto è però di quest'ultimo il growl filtrato, ma anche il cantato ruviso nei pezzi di impostazione thrash.

In memorian mei è l'opener, death e thrash con esplosioni e cadenze, il giro chitarristico che la va a chiudere è fosco e metalcore-oriented. Who is against? apre country, inutile dire che sarà presto annichilito dall'irrompere del grind, così è, ma senza esagerare. Impressiona la velocità dell'assolo finale in Humans like me, mentre in If they let me talk (Sarcoma) è totale, apocalittica, devastazione!, almeno fino al subentrare di un leggiadro stacco atmosferico condito dall'enfatico solo in un crescendo ritmico quasi (esagero) boleriano... è la perla di "Against Saints And Sinners", non c'è dubbio. All'attacco di Uma chance a paz le chitarre intessono ricami sanguinosi; in Eu sou Deus il grind sfuria e rallenta, più elaborata è invece O conto do prego e o martelo (Cachaça): lead guitar in apertura, saliscendi ritmici, accenni fusion, intreccio di growl e scream, ma soprattutto uno clamoroso assolo centrale da far rimanere tanto storditi da dimenticare di lanciarsi in un selvaggio headbanging. Satanicphobia addirittura esordisce epica e sognante, ma poi Esch torna a stupire all'interno di un gorgo sonoro convulso. Power hungry è votata al thrash, al contrario di O Anticristo, che lo è al doom. Classico delirio grind è Sakitel: attacco dolce e malinconico, improvvisa eruzione a telluricità che produce danni, durata complessiva venti secondi. Tra grind 'n roll e black si divide O caminho das agulhas, il finale si affida a Double click, song un po' core un po' thrash, senza troppe pretese.

Il Cd colpisce!, se le aggressioni grind fossero state più violente e intense il voto a questa release sarebbe lievitato. Un altro tesoro nascosto è emerso dal ricchissimo quanto povero ma altrettanto impagabile underground brasiliano, uno dei più fertili terreni del globo per quanto concerne le metal band portatrici e testimoni del verbo di Cristo.

Vaake

VOTO

79

 

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