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No, non c'è alcun grottesco errore nella scheda di
presentazione di questo disco! È più che legittimo il vostro dubbio,
certo, perciò chiarisco fin da subito che il Cd che troverete sotto
questa front cover è realmente grindcore!, o meglio, un'esplosiva
miscela di death estremizzato con abbondante thrash
(uguale, quasi brutal in stile Cannibal Corpse fin qui) ma con
anche sostanziosi dosaggi di
core, e non solo. Cd-R e confezionamento sono indice di amatorialità,
tuttavia la produzione del debut del trio brasiliano ha tutti i crismi
del caso ed il suono è limpido: andiamo così scoprendo pian piano un
lavoro che, ed assolutamente a sorpresa, cela imprevisti picchi
adrenalinici e desta di soprassalto dagli iniziali sensoriali appisolamenti
pregiudiziali. La realtà che emerge è che i Saint Spirit
spaccano! Il songwriting di questi quindici brevi brani (la durata
complessiva infatti sfora di poco la mezz'ora) sa essere vario, non
mancano spunti di follia, ma ciò che più impressiona sono alcuni
ipersonici assoli dell'axeman
Esch: per il resto la sezione ritmica non sarà mai tritatutto, le
velocità di punta raggiunte dal bassista Clébis e dal drummer
Bizoro non sono, insomma, memorabili; più che discreto è però di quest'ultimo
il growl filtrato, ma anche il cantato ruviso nei pezzi di impostazione
thrash.
In memorian mei è l'opener, death e thrash con
esplosioni e cadenze, il giro chitarristico che la va a chiudere è fosco
e metalcore-oriented. Who is against? apre country,
inutile dire che sarà presto annichilito dall'irrompere del grind, così
è, ma senza esagerare. Impressiona la velocità dell'assolo finale in
Humans like me, mentre in If they let me talk (Sarcoma)
è totale, apocalittica, devastazione!, almeno fino al subentrare di un
leggiadro stacco atmosferico condito dall'enfatico solo in un crescendo
ritmico quasi (esagero) boleriano... è la perla di "Against Saints And Sinners",
non c'è dubbio. All'attacco di Uma chance a paz le
chitarre intessono ricami sanguinosi; in Eu sou Deus il
grind sfuria e rallenta, più elaborata è invece O conto do prego e
o martelo (Cachaça): lead guitar in apertura, saliscendi
ritmici, accenni fusion, intreccio di growl e scream, ma soprattutto uno
clamoroso assolo centrale da far rimanere tanto storditi da dimenticare
di lanciarsi in un selvaggio headbanging. Satanicphobia
addirittura esordisce epica e sognante, ma poi
Esch torna a stupire all'interno di un gorgo sonoro convulso.
Power hungry è votata al thrash, al contrario di O Anticristo,
che lo è al doom. Classico delirio grind è Sakitel:
attacco dolce e malinconico, improvvisa eruzione a telluricità che
produce danni, durata complessiva venti secondi. Tra grind 'n roll e
black si divide O caminho das agulhas, il finale
si affida a Double click, song un po' core un po'
thrash, senza troppe pretese.
Il Cd colpisce!, se le aggressioni grind fossero
state più violente e intense il voto a questa release sarebbe lievitato. Un altro tesoro nascosto è emerso dal ricchissimo quanto
povero ma altrettanto impagabile underground brasiliano, uno dei più
fertili terreni del globo per quanto concerne le metal band portatrici e
testimoni del verbo di Cristo.
Vaake
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