|
Ep d'esordio per la compianta band svedese oramai split-up ma
autrice di due indimenticabili full-length quali quell'autentica
perla "nera" che è "Spirit Of Purity" nonchè il bizzarro ed
ispirato extreme/death progressivo del concept "Negative B".
Il primo lavoro dei Sanctifica uscì autoprodotto nel lontano
1998 ma fu reimmesso sul mercato dalla CLC attraverso uno split Cd
con i compatrioti deathers Pantokrator. Stupisce pensare che
neanche due anni passarono tra questo semiamatoriale demo ed il
perfetto, sotto ogni aspetto, "Spirit Of Purity"; la proposta
musicale è simile, black tastieristico, nell'Ep in questione però
più orientato verso il melodico, ma produzione ed esecuzione in
pochissimi mesi sono levitate; il sound pur sempre notevole qui non
graffia come di là e soprattutto i break furiosi non raggiungono
mai velocità comparabili.
"In The Bleak Midwinter" si sviluppa per 23 minuti
raggruppati in sei episodi, ed a presentarlo è un Intro
di fascinose cupe tastiere scandite da sentenziosi rintocchi di
campane: tutto ciò prelude alla prima vera song, Burial of the
grave, di ben 5:21. L'attacco è affidato a keys e lead
guitar, ma all'ingresso del caratteristico screaming growleggiante
di Hubertus si rimane un poco amareggiati nel constare come la produzione
qui non lo valorizzi troppo, in questo memori della sua
avvinghiante presa nel citato debut. Un bel coro di voci pulite -
che tornerà nella composizione a più riprese - prelude al black
melodico che caratterizzerà la traccia, la quale al suo interno
contiene anche un lodevole assolo ed altri interessanti spunti, fino
ad arrivare ad un soffuso sound di basso e tastiera, preludio di un
delirante caotico finale. Blind for reality è più
aggressiva, più prossima allo stile "Spirit Of Purity", con
uno screaming finalmente incisivo ed una originale linea melodica
epic-oriented. La sfuriata conclusiva sta a dimostrare
quanto incredibilmente l'esecuzione migliorerà di lì a poco, drumming in primis.
Siamo alla title-track: l'effetto organistico sommato ad un inquieto
key's riff anticipano l'entrata della strumentazione che irrompe
possente ed oscura...true black! Peccato la produzione impasti
troppo
gli strumenti, ma alcuni passaggi hanno un taglio lacerante. Più tastieristica è invece Sacrifice to life segnata da
rallentamenti ed accelerazioni. Anche qui troviamo un coro clean. Il
finale è affidato alla migliore traccia del disco, King of
kings and Lord of lords, appassionatissima lode di Cristo Re
e Signore, sparata ed intensa mitragliata black che si tramuta prima
in un sound epico e successivamente in un bel doom enfatizzato da un
fervoroso proclamante screaming.
Diverse cose circa il talento della band potevano certo intuirsi da questo Ep, ma era
ancora azzardato scommettere che di lì a poco quei sei
ragazzi svedesi avrebbero tirato fuori un mini-capolavoro.
Vaake
|