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Con "Sorrow Astray" dei Sapientia
siamo al cospetto dell'unico full-length, autoprodotto, di un vecchio
progetto canadese poi scioltosi; la peculiarità che caratterizza la
storia del combo non è musicale bensì biografica: l'act vedeva infatti
tra le sue fila la presenza di quell'Henrik Ryösä che di lì andrà a fondare il suo notevole solo
project Mistral, di cui abbiamo già recensito il debut demo.
Purtroppo però i Sapientia non sono affatto paragonabili al nuovo
monicker, e sebbene il platter contenga idee valide in fase di
songwriting, è decisamente mal prodotto e, cosa più grave, spesso
neanche troppo ben eseguito. Il sound è una miscela di screamo e
metalcore, abbondantemente infarcita di inserti old-school fatti di
rasoiate black e di assalti death metal.
Tutto ciò lo troviamo già nell'opener
Fleeting feelings, in cui colpiscono per lo più l'intro quasi
funeral con voce ultratombale ma anche l'utilizzo di una tastiera dark
ambient che fa da tetro sfondo a violente compulsioni metalcore. Con
Oppressor la band si adagia su lande maggiormente
metalcore-oriented, anche se ricche di cambi di tempo. Nel chorus di
Ashes of my past compaiono modesti coretti in backing, ma la
traccia rifulge quando la tempistica si fa diradata e atmosferica, con
declamazioni affiancate dalla lead guitar, in un'ascensione di intensità
che condurrà ad un cruento sfogo. Metalcore poco convincente e orde
sonore tipicamente death si alternano in Touch of the unseen hand,
song che ci proietta alla perla dell'album, quale indubbiamente è
The foretold end. Screaming più ruggente che mai e buon
gutturale anticipano l'irrompere di un'ottima partitura black
tastieristica, all'interno della quale trova spazio una fascinosa,
decadente distesa, la quale evolve in un death roboante, prima di
tornare ai sinfonici oscuri ronzii. Convincono poco Abomination
e In the shadow of the cross (bellissimo ed evangelico
titolo), pezzi non ben eseguiti e privi di definita personalità, stesso
valga per la seguente Incense, che tuttavia introduce la
novità di passaggi death'n'roll. Sicuramente più interessante è
Burning, eterea in apertura, mix di metalcore e death nel suo
sviluppo. La finale A loveless hell si fa ricordare per un
sonoro pessimo (ma potrebbe anche essere una registrazione live, non si
capisce) più che per il mutamento di stile in senso metalcore/nu, alla
Demon Hunter per capirci.
Con "Sorrow Astray" i Sapientia sono
ancora in alto mare quanto a professionalità, tuttavia le idee non
mancavano, e le commistioni create erano piuttosto originali,
soprattutto per l'epoca. Peccato quindi la band si sia sciolta e non
abbia potuto lavorare sulla propria evoluzione: che poteva uscirne
qualcosa di interessante lo dimostra quello che poi ha creato
Henrik Ryösä con i sorprendenti Mistral.
Vaake
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