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SAPIENTIA
Sorrow Astray
metalcore
1999 - Self
(Canada)
n.d.

 

Con "Sorrow Astray" dei Sapientia siamo al cospetto dell'unico full-length, autoprodotto, di un vecchio progetto canadese poi scioltosi; la peculiarità che caratterizza la storia del combo non è musicale bensì biografica: l'act vedeva infatti tra le sue fila la presenza di quell'Henrik Ryösä che di lì andrà a fondare il suo notevole solo project Mistral, di cui abbiamo già recensito il debut demo. Purtroppo però i Sapientia non sono affatto paragonabili al nuovo monicker, e sebbene il platter contenga idee valide in fase di songwriting, è decisamente mal prodotto e, cosa più grave, spesso neanche troppo ben eseguito. Il sound è una miscela di screamo e metalcore, abbondantemente infarcita di inserti old-school fatti di rasoiate black e di assalti death metal.

Tutto ciò lo troviamo già nell'opener Fleeting feelings, in cui colpiscono per lo più l'intro quasi funeral con voce ultratombale ma anche l'utilizzo di una tastiera dark ambient che fa da tetro sfondo a violente compulsioni metalcore. Con Oppressor la band si adagia su lande maggiormente metalcore-oriented, anche se ricche di cambi di tempo. Nel chorus di Ashes of my past compaiono modesti coretti in backing, ma la traccia rifulge quando la tempistica si fa diradata e atmosferica, con declamazioni affiancate dalla lead guitar, in un'ascensione di intensità che condurrà ad un cruento sfogo. Metalcore poco convincente e orde sonore tipicamente death si alternano in Touch of the unseen hand, song che ci proietta alla perla dell'album, quale indubbiamente è The foretold end. Screaming più ruggente che mai e buon gutturale anticipano l'irrompere di un'ottima partitura black tastieristica, all'interno della quale trova spazio una fascinosa, decadente distesa, la quale evolve in un death roboante, prima di tornare ai sinfonici oscuri ronzii. Convincono poco Abomination e In the shadow of the cross (bellissimo ed evangelico titolo), pezzi non ben eseguiti e privi di definita personalità, stesso valga per la seguente Incense, che tuttavia introduce la novità di passaggi death'n'roll. Sicuramente più interessante è Burning, eterea in apertura, mix di metalcore e death nel suo sviluppo. La finale A loveless hell si fa ricordare per un sonoro pessimo (ma potrebbe anche essere una registrazione live, non si capisce) più che per il mutamento di stile in senso metalcore/nu, alla Demon Hunter per capirci.

Con "Sorrow Astray" i Sapientia sono ancora in alto mare quanto a professionalità, tuttavia le idee non mancavano, e le commistioni create erano piuttosto originali, soprattutto per l'epoca. Peccato quindi la band si sia sciolta e non abbia potuto lavorare sulla propria evoluzione: che poteva uscirne qualcosa di interessante lo dimostra quello che poi ha creato Henrik Ryösä con i sorprendenti Mistral.

Vaake

VOTO

57

 

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