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Ep battesimo per i Sardonyx, "Rebel Of Season"
spicca molto timidamente in mezzo alle gloriose uscite del 1990; questa
band si presenta subito con un heavy-thrash molto deciso e di qualità, è
anzi un peccato che un disco così ben strutturato contenga solo quattro
brani.
La sfuriata thrash che apre il disco fa presagire a un
genere pesante alla Slayer, ma non è così, è solo un giro di
apertura che introduce al primo pezzo del disco, Scandal,
che pertanto si svilupperà su un tempo piuttosto lento e orecchiabile.
Il secondo brano parte con un'intro di batteria-basso su toni vocali
abbastanza graffianti e acuti, come saranno d'altronde in tutte le
canzoni del disco: il brano in questione si chiama Don't chase the
rainbow; merita molto lo stacco strumentale verso la fine, dove
su un giro di basso si uniscono prima batteria e poi riff di chitarra
evoluti e ben studiati. Ma passiamo a Bloodshed: la marcia
di rullante che apre il brano vede un crescendo di suoni elettronici ai
quali si unisce una chitarra; sarà il via a un altro thrash potente e
abbastanza deciso reso ancor più aggressivo dalla voce stridula e
graffiante del singer che dimostra grandi capacità tecniche e di
impostazione canora. A chiudere il disco ci pensa la title-track
Rebel of reason che introdotta da un arpeggio a suono pulito si
sviluppa su un tempo composto che ricorda molto "Rust In Peace"
dei Megadeth; e anche questo pezzo non delude per niente,
dimostrando anzi le grandi capacità di questa band.
In definitiva questo resta un buonissimo disco, penalizzato
un po' da una registrazione che non è proprio il massimo, ma ciò
comunque non basta assolutamente a farlo apparire un disco mediocre; le
potenzialità spiccano, e nella successiva release si avrà modo di
approfondire più dettagliatamente gli orientamenti musicali della band e
la fantasia di songwriting; in particolare la bravura tecnica del
bassista Chuck
Turner che dimostrerà gusto e idee musicali da vendere.
Francesco Romeggini |