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SAVIOUR MACHINE
Legend III:I
gothic
2001 - Massacre Records
(USA)
www.myspace.com/saviourmachine

 

"For as long as man / stands at war with his God / he will be condemned to stand at war / with himself and his seed / behold, the greatest conspiracy... / For I have seen hell and the torment of the damned / In the day of evil, in the dying hour...". É solo un minuto accenno, estratto del monumentale concept escatologico in quattro album che Eric Clayton ed i suoi fidi degli immensi Saviour Machine stanno portando avanti dal lontano 1997 quando stupirono l'universo metallico - e di certo non solo cristiano - con il primo episodio di "Legend". Qui siamo al terzo tomo della saga, il successivo "Legend III:II", in lavorazione oramai da molti anni, chiuderà l'evento consegnandoci, consapevoli, alla Parusia. Il combo californiano venne alla luce nel 1989 componendo un Ep e due full-length orientati verso un sound prog/heavy, della cui avvolgente melodia principale artefice è la profonda e malleabile tonalità vocale del mito Eric. Con il progetto "Legend" il sound venne sconvolto, adattandosi alla perfezione alla ieraticità latente dell'impostazione dark del singer: ecco così generarsi all'improvviso un cupo e solenne gothic/doom che assai ben si adatta alle tematiche musicate. Questa terza parte non fa eccezione, le direttrici sonore rimangono ovviamente immutate ma senza per questo cadere nell'autoplagio, anzi il songwriting nonostante i confini ben definiti è sempre piuttosto vario, pur non essendo però certo questo il capitolo migliore del quadrilogia. La durata dell'opera è nuovamente imponente: anche qui rasentiamo gli ottanta minuti fisicamente concessi del supporto digitale, i quali dopo un primo complesso approccio iniziano a scorrere fluidi ed esaltanti, conducendo l'attento astante in un fosco quanto fascinoso viaggio scritturale nella tanto temuta quanto agognata fine dei tempi.

Un pianoforte inquieto e tormentato introduce al sound gotico, intenso ma anche rilassato, con la rovente interpretazione di Clayton, sul finale accompagnato da lontane polifonie, che riesce a toccare le giuste corde emozionali. La fantastica Twelve hundred sixty days termina con solenni ed epiche orchestrazioni. Revelation 13 è irruenta coi suoi robusti riff: ritmica strutturata e guitar work orientaleggiante per tutto lo sviluppo della composizione è anche tendente alla sinfonia e ricca di momenti di vellutato recitato di Eric. Un dolce riff ed una tastiera sinfonica con angelici cori evocativi è la brevissima title-track Legend III:I, su cui si innesta senza alcuno stacco The ancient Serpent, dove lo stesso sound è guidato dalla profonda fonia di Eric, un doom/dark corale che è un boleriano e stordente crescendo di intensità. Un solenne coro cerimoniale con rintocchi di timpano: dopo una quarantina di secondi in Abomination of desolation subentra l'heavy sferzante, impastato ai consueti riflessi doom; la chitarra rimanda ancora ad ambientazioni orientali, i riff maestosi, il recitato intenso, la polifonia aulica. L'assolo di Jeff Clayton ci conduce ad un confuso vociare thrilleroso su oscure percussioni di timpani, le quali vanno ad aprire anche l'entrante corposa Image of the Beast, a mio avviso il momento meno riuscito del disco. A risollevare immediatamente le sorti è però Anti-Christ III: the king of Babylon, lento ed imponente doom con poi tastiera sinfonica, rintocchi di gong e chorus imperioso; la goticità esplode avvinghiante, melodica e struggente nella seconda parte della track scandita dal piano di Nathan Van Hala. Il finale è intensissimo.

Protagonista nei primi tre minuti e mezzo di The final holocaust è una pervasiva lentissima tastiera che riesce a generare un'atmosfera grandemente evocativa e ricca di gioiosa speranza, passati i quali sorge un angelico coro che duetta e poi si sovrappone con un suadente Eric, il tutto nientemeno che a cappella. La tastiera è buia all'apertura di Two witnesses ed il seguente doom rasenta addirittura il funeral, ma presto torna a risplendere qualche bagliore di luce. Recitata, intensa, sentenziosa ed ispirata dalla sinfonia è Three angels. L'epicità cupa dal martellante ed incessante motivo "Hear the sound; from the throne, tears abound..." delinea la marziale Four trumpets, mentre orientaleggiante fino al midollo è la roboante gotica The locusts, la quale può lustrarsi di un bel solo centrale del superguest Narnia Carl Johan Grimmark. Maestosamente orchestrale, narrata e corale: The sixth judgement viene inoltre scandita dal marziale sapiente drumming di Victor Deaton. Meravigliosa, assolutamente superba, è la strumentale sognante eppur asfissiante The dead sea. Atmosfera di combattimento e zelo, dopo la quale la strumentazione è doom massiccia ed il cantato viscerale; era Rivers of blood, a cui succede The plague and the darkness, un'esplosione di emozionato gothic/doom, ascendente, trionfante, con adrenalinici backing vocals. Splendida è l'assoluta solennità centrale accompagnata da celestiali cori, il finale è quasi horrorifico. The fall of Babylon si apre e chiude con un ecclesiastico coro, il sound interno è corposo e chitarristicamente mediorientale. La diciottesima ed ultima traccia è The end of the age. Pianoforte ed atmosfera al limite; cantato trascinante col cuore in mano; l'angoscia ma anche il trionfo, la sofferenza ma anche la gloria: un tripudio di emozione.

Il tempo della grande impostura è giunto, il prediletto delle Tenebre impera sull'umanità, ma con ciò il tanto invocato ritorno del Re della gloria è prossimo: "Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate". (Lc 12, 37-40). Siate dunque sapienti, vigilate, perché qualsiasi giorno potrebbe essere l'ultimo. Strizzando e attualizzando è questo l'imminente messaggio dei Saviour Machine.

 Valerio Mei

VOTO

90

 

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