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SAVIOUR MACHINE
Live In Deutschland 2002
gothic
2002 - MCM Music
(USA)
www.myspace.com/saviourmachine

 

Qualche brusio in sottofondo, poi cala il silenzio e sale la tensione: l’atmosfera si fa più cupa e pesante; rintocchi di campane, delle note si insinuano sinistramente nella sala quando ecco riecheggiare la cupa voce di Clayton: "Thy kingdom come, thy will be done, / on earth as it is in heaven. / Lead us to the edge of life and death; / bound by ears of wisdom. / Give us this day, give us the strength / to reach out and touch the face of God". É sulle parole di The prophecy che entriamo intimoriti ma trepidanti in questo intenso e monumentale live del 2002 raccolto in un doppio Cd di ben 127 minuti. In quella che può essere considerata una vera e propria metal opera sono raccolti i brani più rappresentativi dei tre "Legend" finora pubblicati - con l’eccezione dell’ultimo brano, American Babylon, tratto da "Saviour Machine II" - che racchiudono un concept sull’Apocalisse. La trilogia è infatti la trasposizione in musica della Profezia sulla fine dei tempi contenuta nel libro della Rivelazione di Giovanni; il grandioso progetto in questione, che dura ormai da quasi dieci anni e con la seconda parte dell'ultimo episodio, "Legend III:II", ancora in fase di gestazione, viene definito dallo stesso gruppo un vero e proprio "soundtrack for the ultimate script". Ascoltare per credere, intanto questi aggettivi possono fungere da anticipo: apocalittico in ogni singola nota, ma anche gotico, tetro, oscuro e incredibilmente teatrale grazie all’immensa prova di Mr. Clayton.

In questa maestosa opera la descrizione degli anni più oscuri della storia del mondo flagellati da devastazioni, guerre, grandi eventi che preludono alla Parusia (la seconda venuta di Cristo sulla Terra dopo i sette anni di dominazione dell’Anticristo), vengono magistralmente descritti da un gothic/doom di un incredibile ed intenso impatto emotivo. Il primo disco presenta per la maggior parte brani di "Legend I" e tre di "Legend II"; il secondo disco invece è incentrato principalmente sull’ultimo lavoro in cui l’ascolto è più immediato. Nonostante "Legend III:I" rifletta nei temi trattati il periodo più buio e disperato nella storia dell’umanità, musicalmente risulta essere più facilmente assimilabile rispetto alla prima metà prettamente incentrata su ritmiche doom con pesanti guitar riffing, nonostante questa mantenga la stessa drammaticità e intensità. A questo contribuisce sensibilmente la presenza nella seconda parte del concerto di un coro e di un quartetto d’archi; la teatralità già notevole raggiunge in questi momenti un livello davvero imponente.
La scelta dei brani da inserire e il loro continuum tematico è assolutamente perfetto: in un vorticoso susseguirsi di drammatici eventi per la storia umana ci vengono riproposte The eyes of the storm, dalle ritmiche cadenzate e dalle linee chitarristiche orientaleggianti, i cambi di tempo e le sferzate prog di The birth pangs, lo struggente duetto piano-voce di The night, che crea un’atmosfera di profonda intimità e drammaticità in un crescendo di emozione. Ai potenti passaggi batteristici che insieme ai rocciosi riff di The invasion of Israel creano un suono cavernoso, seguono i sinistri rintocchi del conflitto finale in World war III e un ipnotico giro di chitarra che anticipa la venuta dell’Anticristo in The beast. Che dire di Ten - The empire? Assolutamente maestoso il finale: "Thy kingdom, Thy will be done, On earth as it is in Hell". All’avvolgente Behold a pale horse, una vera masterpiece, segue War in heaven in cui nel finale entra il coro per un sinistro e apocalittico ripetersi di "Time nears the end".

É su queste note che si chiude il primo disco ed entriamo così nel finale contenuto nel secondo, più vario e meno monocorde, aperto dall’evocativo brano strumentale The dead sea. Sinfonica e impetuosa si rivela essere Revelation 13 mentre The ancient serpent, dalle ottime linee melodiche, è costruita in un crescendo di intensità. A caratterizzare Four troumpets è il martellante ed epico ripetersi di "Hear the sound; from the throne, tears abound..."; ritmiche decise e orientaleggianti sono presenti in The locusts. Da pelle d’oca il duetto tra Clayton e il solenne coro in The plague and the darkness per un disperato e accorato monito al pentimento. Il pianoforte crea un’atmosfera unica in The end of this age: le emozioni oramai straripano da ogni singola nota e le lacrime non si possono fermare: sta per giungere la conclusione di un’epoca di sofferenze e di angosce, così una ventata di gioiosa speranza è racchiusa in The final holocaust aperta da evocative note di tastiera e da un angelico coro. Non poteva non seguire la maestosa e sublime Legend I:I, la seconda venuta di Cristo si avvicina: "I am coming with the the clouds of heaven / And every eye shall see / Through the darkness of the night. / I am the light of the world, come to see, / I am the King of kings, follow me".

Senza dubbio la perfetta colonna sonora non ufficiale della fine dei tempi. Un’esperienza senza precedenti, coinvolgente, totale, di un’intensità viscerale. Alla voce Eric Clayton, al basso Charles Cooper, alla chitarra Carl Johan Grimmark, alle tastiere Nathan Van Hala, alla batteria Thomas Weinesjo. In piedi signore e signori, ecco i Saviour Machine. E la "Leggenda" continua…

Ilaria Ricci

VOTO

90

"Live In Deutschland 2002"

Del maestoso concerto è presente anche una splendida versione in Dvd che mostra il Behind the Scene, una corposa Photo Gallery di oltre 200 foto, un video e, sorpresa sorpresa, il "Live in Deutschland 1995" per quasi un totale di 5 ore di concerto. Parlando nello specifico del live del 2002 si può affermare sia visivamente uno spettacolo a tutto tondo, curato sotto ogni punto di vista: dalle luci, dalla scenografia alle inquadrature sempre pronte a catturare l’attimo giusto; ottima la produzione così come gli arrangiamenti musicali. I Saviour Machine possono poi contare su un frontman eccezionale, dalla forte carica emotiva, di una straordinaria teatralità, di una imponente presenza scenica: lo spettatore si trova completamente immerso nell'evento, così preso da essere incurante di tutto ciò che lo circonda. Eric Clayton: la sua è un’interpretazione melodrammatica, appassionata e struggente; ogni suo gesto, ogni sua movenza è studiata fino al più piccolo dettaglio: lo vediamo legarsi a delle catene; immergere le bandiere di Israele e della Palestina dentro un calice, nello stesso sangue; cantare bendato o con delle bellissime ali di angelo: dar fuoco alla bandiera dell’Onu con scritto "no order", preludio del caos finale; indossare un altro vessillo con la stella di Davide sulle spalle; scendere dal palco e abbracciare tutto il pubblico sulle note della conclusiva Legend I:I.

Voto: 92

 

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