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Album di
debutto, dopo il demo del 1990, per questo gruppo californiano
nato da un’idea dei fratelli Clayton, Eric, la voce e Jeff,
il chitarrista. È curioso come questa band dalle forti influenze
gothic nasca non dalle fredde lande inglesi, scandinave o tedesche
bensì dalle assolate spiagge della costa ovest degli Stati Uniti. È
qualcosa di veramente inedito: suonano un progressive metal composto
da elementi diversi e aperto a ogni tipo di influenza, dall’ambient
al gothic e all’opera.
Lo stesso Eric
Clayton trova difficile definire in una formula la loro musica,
classificarsi in un genere preciso, affermando come la chiave
dell’enigma dei Saviour Machine risieda proprio
nell’accostamento di contrasti. È travolgente e profondo in tutti i
suoi aspetti per l'atmosfera che sa creare grazie alla tastiera, al
piano, ai cori ed alla orchestrazione che oserei definire
"apocalittica"; su tutto emerge però la fenomenale voce di Eric. Al
primo ascolto si rimane spiazzati, bisogna quindi rimettere il cd
diverse volte perché il suo modo di cantare, e di interpretare
sopratutto, venga assimilato. La sua voce, nei toni bassi così come
in quelli più alti, con un modo quasi teatrale di cantare, è in
grado di trasmettere un'emozione del tutto particolare, profonda,
passionale e incredibilmente dark, davvero da pelle d’oca. Da ogni
parola che pronuncia è in grado di estrarne la più cupa disperazione
e malinconia, cantando la perdizione delle anime ma anche inni a
Cristo creando così un'atmosfera unica e irripetibile.
Ogni singola
traccia è un piccolo gioiello: tutto inizia con alcuni imperdibili
secondi di un coinvolgente duetto di chitarra e batteria di
Carnival of souls per arrivare alla ballad Legion,
una delle più belle dell'album, dal ritmo incalzante e dalla
toccante atmosfera. Segue Ludicrous smiles con le
bellissime melodie create dalla chitarra di Jeff, per sfociare poi
in The wicked window, caratterizzata da un lento
inizio per poi esplodere tutta nel finale. Son of the rain
è invece composta da un inizio potente per farci entrare in un
momento reso intimo e toccante dall’incredibile voce di Eric che
accompagnata dal piano e dal coro in sottofondo ci trascina
nuovamente in un coinvolgente crescendo fino alla fine del brano.
Killer, traccia di ben 10 minuti con un'atmosfera
vagamente orientaleggiante, è certamente il capolavoro dell’album:
circa a metà il basso tono della voce di Eric lascia spazio ad un
grido disperato di rabbia e al tempo stesso di perdono che si
conclude con la magistrale prova dell'orchestra, in cui si
riconoscono le note di O fortuna dei Carmina Burana.
Questa splendita song lascia il posto a The widow and the
bride, forse la più ritmica e incalzante dell’album. Inutile
sottolineare come in Christians and lunatics la voce
di Eric, accompagnata nei secondi finali dal coro, la faccia ancora
da padrone creando un forte impatto emotivo. Lo stesso vale per
l'altra ballad, A word alone, la quale unendo la voce
alle struggenti note del piano rappresenta forse il punto culminante
del sentimento di malinconia, che è presente sì in tutto l'album, ma
che qui emerge in tutta la sua dirompente irruenza. A chiudere il
lavoro troviamo Jesus Christ, costituita
dall’alternarsi di momenti intimi e fortemente passionali, toccante,
sofferto, grido finale che implora Dio a portarci il vero amore, il
Suo, al fine di liberarci della miseria terrena; l'apice emozionale
questo di un album che non può non scuotere o lasciare indifferenti.
Ilaria Ricci |