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Premessa: questo non è stato un album facile da recensire.
Quello che avete di fronte è uno dei così detti album 50-50: o lo
amerete o lo disprezzerete. I Saviour Machine di "Saviour
Machine II" non sono la band che avete ascoltato nel loro primo
album con chitarre grintose e una deliziosa batteria secca dal classico
sapore anni '90. E non sono nemmeno la "avant-garde/gothic/opera metal
band" (Wikipedia dixit! o_O ) che incontreremo nei vari "Legend".
"Saviour Machine II" è un album di transizione,
transizione se vogliamo anche turbolenta. Alcuni incidenti durante il
tour del '93, lotte intestine all'interno della casa discografica, un
modo di porsi e atteggiarsi sul palco non unanimemente accettato, questi
sono gli elementi che hanno "forgiato" quest'album, che di conseguenza
risulta molto più lirico, intimo e riflessivo del primo, mi azzarderei
pure ad usare il termine "elegiaco" anche se ammetto che potrebbe essere
un po' forzato. Non a caso comunque nel lavoro fa la sua prima comparsa
Nathan Van Hala, il tastierista della band, grazie al quale l'album,
rispetto al precedente, naviga verso sponde più classiche, riempiendosi
di discrete composizioni tastieristiche e "orchestrali". Ma, è quasi
inutile dirlo, il vero protagonista dell'album è Eric Clayton. Eric
canta, canta con una bellissima voce, piena di pathos, partecipazione,
sentimento e intensità. La sua presenza è talmente netta e decisa che
se, al secondo ascolto del Cd, dovessimo con un mixer azzerare
lentamente il volume degli strumenti e lasciassimo scorrere soltanto la
voce, beh...l'album perderebbe qualcosa, ma non certo molto. Eric è una
gigantesco titano su un palco, un novello Prometeo che canta liriche
ermetiche e affascinanti, colme di simboli che sfidano l'ascoltatore,
come labirinti al cui interno è nascosto il tesoro! Tutto il resto, la
chitarra, la batteria, la tastiera, il basso, tutto il resto è un
arazzo, una scena sul fondo del teatro che a volte è illuminata e a
volte no, ma che in sostanza serve ad un solo semplice scopo: far
stagliare ancora più netto il vero attore della vicenda.
Ho cercato di esemplificare con queste immagini il motivo
per il quale ho dato a "Saviour Machine II" un voto che è sicuramente
pienamente sufficiente, ma che non è neanche eccelso. Io credo che un
gruppo dovrebbe funzionare come un organismo, dove tutte le parti
funzionano per il bene del tutto. Certo potremmo metterci a discutere su
questo principio, ma se seguite il mio discorso e date per assodato il
principio esposto sopra non possiamo non notare che questo sia un album
fortemente "sbilanciato" nei confronti di Eric. Certo, ad onor del vero,
vi sono canzoni dove lo "sbilanciamento" viene meno e potrei citarvi
Enter the idol e The hunger circle, ma nel
complesso mi è sembrato che questa sia l'eccezione più che la regola. Ma
ad ogni modo bando alla disperazione! Non dimentichiamoci che questo è
soltanto il loro secondo disco e quello che qui è carente e manchevole
troverà il suo giusto equilibrio in quel capolavoro che sarà la
metal-opera intitolata "Legend", part I, II, III:I, e presto
speriamo anche III:II.
Andrea Ciceri |