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Dopo il debut album "Released From Damnation" nel
2006, gli australiani Scourged Flesh lanciano sul mercato la loro
nuova opera "Bury The Lies". Il disco non è molto lungo, dura
meno di mezz'ora, ciononostante (per dirla con un detto) si può
affermare: "breve ma intenso!". A seguito dell'entrata marziale della
strumentale Pit of doom con Eternal affliction
siamo lanciati nel cuore della sonorità proposta dalla band: un rapido
giro di basso eseguito da Scott Lockyer apre il pezzo che, dopo il
secondo ritornello, va a montare riprendendo
nel finale
il tema dell'apertura.
Burnt alive rappresenta bene il cuore thrash
del gruppo, e infatti Tod Gilgallon ci sorprende con un assolo di
chitarra molto classico, quasi da old school. Segue probabilmente il
pezzo più significativo della lista: Judgement returns
parte abbastanza pacato con chitarre a tappeto a far da sfondo alla
voce, il cantato termina, entra in campo la batteria che dopo poco si
ferma; le chitarre iniziano a caricarsi per diventare furiose, frenarsi
e riprendere con un ottimo lavoro di concerto alla ripresa delle lyrics.
Da non sottovalutare la comparsa di Sue Kilgallon, guest appearance
femminile in grado di dare un colore più chiaro al pezzo. La quinta
traccia Washed in blood vede come protagonista il
batterista David Kilgannon autore di una performance spontanea e
schietta (un mio amico avrebbe detto "genuina come le lasagne della zia
Mariapia"... eheh!). Ashes To hell presenta un altro
inizio di basso discreto, un altro assolo interessante, e la ricomparsa
del cantato femminile. Internal bleeding e Death is
silent corrono sui binari precedenti, mantenendo la qualità
delle tracce che le hanno precedute.
A mio avviso
l'album ha l'evidente vantaggio di essere una riuscita commistione di
generi, in grado di essere apprezzata da diversi palati con la stessa
intensità. La produzione e la qualità delle tracce è di una
significativa qualità, in grado di far risaltare l'indubbia capacità
degli artisti a cui auguro ogni bene e fortuna. L'unica pecca sono
probabilmente i testi che non brillano per contenuti e si mantengono
sempre sul tema della dannazione e dell'inferno per tutte e otto le
tracce, cosa che a lungo andare potrebbe anche essere monotona. Questo a
parte consiglio a tutti l'ascolto di questo album con la convinzione che
abbia qualcosa da dire ad ogni amante del metal.
Andrea Ciceri |