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Con "Welcome To The End Of The World" gli
australiani Scourged Flesh giungono al terzo lavoro, riuscendo a
proporre un disco nel pieno del loro stile, con un death thrash
caratterizzato da suoni potenti (a tratti si intravede un po' di stoner)
e molto moderni, seppur con un occhio ai canoni più classici del genere.
La band si presenta con una formazione rinnovata: Simon Hoggett entra al
basso e inoltre si aggiunge un quarto membro, il chitarrista Dan Holmes,
al quale è affidata la registrazione nonché la produzione dell'album. Il
disco consta di dieci tracce legate da un chiaro filo conduttore: ogni
canzone infatti è incentrata su uno degli aspetti visibili della
distruzione del mondo. Ce n'è per tutti, dalla guerra al terrorismo
islamico, al riscaldamento globale e ai disastri naturali, e in effetti
lo scenario al quale ci viene dato il benvenuto non si discosta affatto
dalla realtà dei giorni nostri. Unleashed, la traccia a
chiusura dell'album, invita a osservare un minuto di silenzio per tutti
coloro che hanno perso la vita in queste tragedie, che ascendono al
Cielo.
L'elemento che più colpisce di questo lavoro è l'impatto sonoro,
tagliente e con una potenza davvero notevole. Tuttavia bisogna notare
che troppo spazio è lasciato alla voce, già continuamente presente nelle
lyrics (di rado ci sono parti strumentali se si escludono gli assoli
veri e propri) e decisamente in primo piano rispetto agli altri
strumenti: specie il basso è praticamente inesistente e ovviamente
questo incide sulla pienezza della musica e sulla sua fluidità. Inoltre
alcuni pezzi non supportano la qualità del suono con un'altrettanto
valida composizione (ne è un chiaro esempio la track di apertura
Death and destruction). Le songs risultano perciò ripetitive e
non catturano l'attenzione dell'ascoltatore. Ciò non è vero per tutto il
disco, comunque, anzi alcuni brani sono davvero particolari e
accattivanti. Questo succede ad esempio con le tracce centrali,
Extint e Waves of disaster: la prima è
caratterizzata riff in pietra molto coinvolgente e, nell'assolo, da una
chicca di autoironia che lascio scoprire al lettore/ascoltatore; molto
bella invece la seconda voce in Waves of disaster, a opera
di Sue Kingallon, che è ospite anche nel penultimo brano Blood on
thy hands.
In definitiva "Welcome To The End Of The World" è un album
piacevole ma che delude parecchio, sicuramente non lascerà il segno
nella storia del metal, né white né del death metal più in generale, e
questo dispiace molto perché i quattro hanno tutte le qualità per
proporre un lavoro degno di nota... Restiamo con la fiducia che il
prossimo sia migliore.
Sara Passannanti
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