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Il progetto Screams Of Chaos proviene dall'Australia ma
nacque, visse e morì esclusivamente attorno a quest'unico album che
stiamo andando a recensire; nient'altro produssero infatti i
quattro, di certo talentuosi, musicisti di "Genetic War", dai
nomi alquanto bizzarri: ci imbattiamo infatti nientemeno che in
Galacticus Sarcophagus al microfono ed alle keys, Abyssinial Bor
Tyrennium al basso, Derasi-Vorde dietro le pelli e Cyberious Worgoth
alla sei corde! Basterebbe questo ed uno sguardo alla cover per
intuire come il Cd, sia liricamente che musicalmente debba essere
qualcosa di davvero particolare. Così è. Iniziamo dai testi: "Genetic
War" è un concept futuristico ambientato in un periodo in cui la
scienza è divenuta la divinità dell'uomo ed il progresso il suo
precipuo fine. Più in particolare i nostri attaccano la superba
spavalderia della creatura umana in campo bioetico: il racconto
parte da alcuni "innocui" esperimenti genetici atti a creare piante
sempreverdi, riusciti i quali l'umanità si insuperbisce (come se
avesse davvero qualche merito proprio in quell'impresa) e passa ad
applicare queste conoscenze al fine di perfezionamenti prima negli
animali e poi inevitabilmente nell'uomo stesso; questo, sconfitta
ogni malattia e debolezza fisica, assurge a superuomo, di mengeleiana
(orribile) memoria, che giocherà a fare Dio creando genetici mostri
da guerra i quali sfuggiranno inevitabilmente al loro controllo. Una
nuova guerra mondiale, nucleare stavolta, è alle porte, la
distruzione è prossima e ciò perchè l'uomo ha abbandonato Dio
ergendosi a dio di sè stesso.
Musicalmemente tutto ciò è espresso in un sound ottimamente eseguito
e prodotto, ma di affatto facile digeribilità; sono moltissimi gli
elementi che si miscelano ed intrecciano, principalmente death,
black, sperimentazioni, passaggi ambient e diverso industrial. Le
tracce complessive sono 13 ma nella riedizione del disco ad opera
della Retroactive Records operata nel 2003 sono state aggiunte altre
due bonus che proiettano il platter a sfiorare l'ora di durata.
Vediamo dunque gli spunti più interessanti che ci offre questo
curioso lavoro. Dopo la martellante opener industrial Warcrime
segue Genetic war, marcatamente death dal vario
songwriting e da un buon uso parallelo di growl e scream. Esplosiva
e detonante, ma con al contempo stacchi black, è la terza
Infanticide - The scourge of impurity. Synth futuristico e
voce horrorifica impazzano in Whar d'aar, avvolgente
ed asfissiante quanto un mantra. A conquering force è
puro extreme e propone la prima luminosa melodia del disco, sia
vocale che chitarristica. Ultrafuturistica e dalla grande atmosfera
è Submission before death; il black torna in
Universal chaos dove troviamo linee vocali sperimentali,
piuttosto mediocri invece nella death/extreme Internal disease.
Una quasi allegra marzialità avvolge stacchi doom nella decima
Reality. É guerra laser con sirene ed urla su una ritmica
lenta e sentenziosa: Insane, ma è anche in This
deadly horror, dove gli aerei in volo esplodono colpi a
raffica scanditi dalla rapidissima doppia cassa ad effetto
mitraglia! Nella finale Seventh seal c'è un coro clean
preceduto dallo screaming ed affiancato dal growl; a terminare un
folto ronzare di sciami di vespe.
Le bonus sono Remenber, a tratti atmosferica,
confusionaria, aggressiva e tecnica nel buon assolo, e In the
name of God, poderoso death dal growl effettato e dal coro
clean sperimentale, chiusa, pensate un po', da una cornamusa.
L'album è di alto livello ma di complesso ascolto e dagli azzardi
vocali non sempre riusciti, consigliato per lo più per chi necessita
al momento di qualche vigorosa dose di sana insania: se siete tra
costoro cercatelo di corsa; se vi ritenete al contrario
puristi old-school passate pure oltre senza curarvene troppo.
Vaake
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