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Evidentemente la Norvegia non è esclusiva terra di
blackster, unblackster e vikinghi, dato che dimostra di saper produrre,
anche se in misura nettamente minoritaria, metal band dedite alla mera
melodia: accanto ai più celebri Conception e Gaia Epicus
aggiungete anche i Sea Of Dreams, fautori di due full-length
autoprodotti, di cui questo è il debut. Il sound dell'act scandinavo è
in pieno stile Helloween, quindi power old-school ricco di
partiture heavy e di reiterati cambi di ritmica: in più i nostri
aggiungono rispetto alla storica band teutonica diversi innesti prog.
Tecnicamente "Dawn Of Time" è un album senz'altro
valido anche se altrettanto ingenuo: non poco ispirato per generare una settantina circa di
minuti di musica con brani molto spesso sopra i sette-otto minuti, il
quintetto ha puntato più sulla quantità che sulla qualità; capita così
di imbattersi tanto in soluzioni spettacolari quanto in altre
decisamente rivedibili e grezze, sia a livello arrangiamentale che
melodico, con particolare riferimento alle linee vocali di Jim Foss,
singer di potenziale, ma fin troppo ruspante, quasi selvaggio. Ne
scaturisce un lavoro interessante ma che avrebbe potuto essere assai
migliore, a partire dalla produzione, dal suono non certo terso e che
poco valorizza tutta l'ossatura ritmica e gli abbellimenti studio del platter.
Disco interminabile dunque, quasi sull'orlo del
prolisso a dire il vero. Aspetti da rimarcare all'interno di questo
complesso compositivo mi paiono, in ordine di track-list, il
folkeggiante ma anche fosco mid tempo complessivo di First step,
il cui refrain non entusiasma ma il cui finale è enfatico; l'oscurità
orientaleggiante e la malinconia della semi ballad, ma molto intensa
nella fase finale, Pain; l'afflato neoclassico e
malmsteeniano, le sonorità spagnoleggianti e le atmosfere decadenti
presenti nella articolata, lunga (9:30) e variegata Dimension of
time. Point of no return è orpellosa di effetti
sintetici ed eterei, Preach of fire, epicheggiante e
sinfonica, è traccia progressiva in cui il vocalist impressiona a tratti
per estensione vocale. Una pletora di chorus e refrain si addensano
della sinfonica Under the rainbow, mentre estremamente
prog e sperimentale, con influenze fusion, risulta l'elaborata
Legends, ove il cantato è acutissimo e trascinante, e complesse
le parti batteristiche: il refrain catchy la rende una delle migliori
tracce del disco. Belle davvero le atmosfere delicate e sognanti di
Wait for the day, peccato poi l'interpretazione canora sia ombrosa e sotto
tono. Black roses e Sheila non contengono
spunti particolari pur essendo due tracce piacevoli, che ci conducono al
gran finale, la suite (10:38) e title-track Dawn of
time, ispirata con le sue partiture fusion, folk, con le sue
armonie nostalgiche, col suo riffing esplosivo, con le sue cavalcate
power, con la presenza di synth e backing, ma alterna.
I Sea Of Dreams non sono gli Helloween,
epuriamo il pensiero da ogni eventuale ed inappropriato dubbio, ma sono
tuttavia una band talentuosa sia a livello strumentale e vocale
nonchè compositivo: talentuosa sì, ma ancora troppo acerba; per questo
la mia curiosità nell'ascoltare il successivo "Land Of Flames" è
quasi palpabile, sperando poi che il futuro ci riservi qualche sorpresa,
dato che seppur non più prolifico da oramai otto anni il combo risulta
essere ancora attivo.
Vaake
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