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SEA OF DREAMS
Land Of Flames
 
 

 

SEA OF DREAMS
Dawn Of Time
power
1996 - Self
(Norvegia)
http://home.online.no/~toare

 

Evidentemente la Norvegia non è esclusiva terra di blackster, unblackster e vikinghi, dato che dimostra di saper produrre, anche se in misura nettamente minoritaria, metal band dedite alla mera melodia: accanto ai più celebri Conception e Gaia Epicus aggiungete anche i Sea Of Dreams, fautori di due full-length autoprodotti, di cui questo è il debut. Il sound dell'act scandinavo è in pieno stile Helloween, quindi power old-school ricco di partiture heavy e di reiterati cambi di ritmica: in più i nostri aggiungono rispetto alla storica band teutonica diversi innesti prog. Tecnicamente "Dawn Of Time" è un album senz'altro valido anche se altrettanto ingenuo: non poco ispirato per generare una settantina circa di minuti di musica con brani molto spesso sopra i sette-otto minuti, il quintetto ha puntato più sulla quantità che sulla qualità; capita così di imbattersi tanto in soluzioni spettacolari quanto in altre decisamente rivedibili e grezze, sia a livello arrangiamentale che melodico, con particolare riferimento alle linee vocali di Jim Foss, singer di potenziale, ma fin troppo ruspante, quasi selvaggio. Ne scaturisce un lavoro interessante ma che avrebbe potuto essere assai migliore, a partire dalla produzione, dal suono non certo terso e che poco valorizza tutta l'ossatura ritmica e gli abbellimenti studio del platter.

Disco interminabile dunque, quasi sull'orlo del prolisso a dire il vero. Aspetti da rimarcare all'interno di questo complesso compositivo mi paiono, in ordine di track-list, il folkeggiante ma anche fosco mid tempo complessivo di First step, il cui refrain non entusiasma ma il cui finale è enfatico; l'oscurità orientaleggiante e la malinconia della semi ballad, ma molto intensa nella fase finale, Pain; l'afflato neoclassico e malmsteeniano, le sonorità spagnoleggianti e le atmosfere decadenti presenti nella articolata, lunga (9:30) e variegata Dimension of time. Point of no return è orpellosa di effetti sintetici ed eterei, Preach of fire, epicheggiante e sinfonica, è traccia progressiva in cui il vocalist impressiona a tratti per estensione vocale. Una pletora di chorus e refrain si addensano della sinfonica Under the rainbow, mentre estremamente prog e sperimentale, con influenze fusion, risulta l'elaborata Legends, ove il cantato è acutissimo e trascinante, e complesse le parti batteristiche: il refrain catchy la rende una delle migliori tracce del disco. Belle davvero le atmosfere delicate e sognanti di Wait for the day, peccato poi l'interpretazione canora sia ombrosa e sotto tono. Black roses e Sheila non contengono spunti particolari pur essendo due tracce piacevoli, che ci conducono al gran finale, la suite (10:38) e title-track Dawn of time, ispirata con le sue partiture fusion, folk, con le sue armonie nostalgiche, col suo riffing esplosivo, con le sue cavalcate power, con la presenza di synth e backing, ma alterna. 

I Sea Of Dreams non sono gli Helloween, epuriamo il pensiero da ogni eventuale ed inappropriato dubbio, ma sono tuttavia una band talentuosa sia a livello strumentale e vocale nonchè compositivo: talentuosa sì, ma ancora troppo acerba; per questo la mia curiosità nell'ascoltare il successivo "Land Of Flames" è quasi palpabile, sperando poi che il futuro ci riservi qualche sorpresa, dato che seppur non più prolifico da oramai otto anni il combo risulta essere ancora attivo.

Vaake

VOTO

75

 

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