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Evidentemente in preda ad incontrollabili lisergie
compositive, ad una irresistibile voglia di abbattere ogni palizzata
precostituita ma anche di dimostrare l'impetuoso flusso che sentivano
irrompere nelle loro vene creative i cinque norvegesi tirano fuori un
come back esagerato, fuori da ogni schema: "Dawn Of Time" in
confronto era un compito scolastico, con "Land Of Flames" siamo
quantomeno all'anarchia visionaria. Otto lunghe tracce compongono
l'ultima fatica dei Sea Of Dreams, la cui "mission" è stata
quella di creare un disco di metal melodico e progressivo il più
eterogeneo e bizzarro possibile, innestandovi davvero qualsiasi cosa.
C'è da dire però che in questo arrembaggio alla consuetudine non tutto
centra il bersaglio; molte sono le forzature, le variazioni brusche: non
sempre quindi l'alchimia della composizione è omogenea, pur tuttavia
(quasi) mai perde il filo conduttore.
Come porsi nei confronti dell'attacco cupo ed
estremo, seguito da solare power metal, stacchi fusion, prog con
refrain, soluzioni minimali, sound e solo orientaleggianti, epicità
rhapsodiana, down-tempo funerei, sonorità da giostra, distese
sperimentali enfatiche ed acuto spaccacristalli dell'opener Eagle
Part I - Eye, dalla modesta durata di 10:30?! Meglio non
pensarci, ascoltiamo e basta, anche perchè l'inquietante è che non è
ancora niente. Temple of dreams ha in sè atmosfere
misticheggianti, suoni di gong con armonie giapponesi e tibetiane: acuti
letali si alternano a coinvolgenti coralità, anche folk festaiole; un
assolo malmsteeniano segue uno stacco sinfonico, e c'è spazio anche per
un tocco di fantasy. Vanishing son è traccia epica con
rimandi alla psichedelia; prog rock stile Rick Wakeman, inserti
fusion ed assalti di metal progressivo caotico chiudono (se l'esprit de
géométrie per i Sea Of Dreams avesse un senso) il cerchio.
Last trooper è un'appassionata jazz/power/epic/fusion track!
Finalmente con la subentrante Illusions
(Feel the wind its under your wings. Fly with me when ever you can. /
All my lust have give me trouble. I'm on my way to the judgments day. /
Feel the fire that rage inside me. What can I do, should I pray. /
Please dear Lord give me mercy. I'm not the man they say I am. / Sinner
your busted, have no mercy. Afraid I cant believe this insanity)
giungiamo all'apogeo del trip scritturale: cosa riserva il songwriting
di questi quindici minuti circa? Semplice: sontuosa epicità flautistica
come intro e nel calderone ci mettiamo prog rock, accenni R'n'B (!),
power catchy, gioiosità acustica, chorus da maremoti di brividi, assoli
isterici, atmosfere natalizie (in stile Trans Siberian Orchestra),
baritono epico, psichedelia, ma soprattutto lunghi calienti e sognanti
stacchi di latinoamericana. Basta? No, chiudono piano e voce commossi
con coralità angeliche. Strepitosa e staziante è la semiballad
Morning rain, agrodolce con continue variazioni ritmiche
Strong winds. Il finale è per l'epica Land of flames
dove oriente, folk e partiture psichedeliche si fondono in un'amalgama
emotivamente trascinante guidata dagli acuti e dai vocalizzi del
talentuoso Jim Foss.
Emozioni viscerali e perplessità confuse,
eclettismo a frotte eppur quasi delirante, arte quint'essenziale ma
anche pavoneggiamento compiacente, soluzioni da soprassalti eppur
passaggi da scuotere la cervice, eccetera eccetera...c'è veramente tutto
dentro "Land Of Flames" al quale dare una valutazione definitiva
è da temerari. Basatevi su quanto ho provato ad accennare, considerando
in ciò che difficilmente troverete di altrettanto azzardato, ma anche
che la produzione è solo sufficiente per un lavoro prog tanto ambizioso.
Geniale ma acerbo...disco amletico.
Vaake
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