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SEA OF DREAMS
Dawn Of Time
 
 

 

SEA OF DREAMS
Land Of Flames
prog
1998 - Self
(Norvegia)
http://home.online.no/~toare

 

Evidentemente in preda ad incontrollabili lisergie compositive, ad una irresistibile voglia di abbattere ogni palizzata precostituita ma anche di dimostrare l'impetuoso flusso che sentivano irrompere nelle loro vene creative i cinque norvegesi tirano fuori un come back esagerato, fuori da ogni schema: "Dawn Of Time" in confronto era un compito scolastico, con "Land Of Flames" siamo quantomeno all'anarchia visionaria. Otto lunghe tracce compongono l'ultima fatica dei Sea Of Dreams, la cui "mission" è stata quella di creare un disco di metal melodico e progressivo il più eterogeneo e bizzarro possibile, innestandovi davvero qualsiasi cosa. C'è da dire però che in questo arrembaggio alla consuetudine non tutto centra il bersaglio; molte sono le forzature, le variazioni brusche: non sempre quindi l'alchimia della composizione è omogenea, pur tuttavia (quasi) mai perde il filo conduttore.

Come porsi nei confronti dell'attacco cupo ed estremo, seguito da solare power metal, stacchi fusion, prog con refrain, soluzioni minimali, sound e solo orientaleggianti, epicità rhapsodiana, down-tempo funerei, sonorità da giostra, distese sperimentali enfatiche ed acuto spaccacristalli dell'opener Eagle Part I - Eye, dalla modesta durata di 10:30?! Meglio non pensarci, ascoltiamo e basta, anche perchè l'inquietante è che non è ancora niente. Temple of dreams ha in sè atmosfere misticheggianti, suoni di gong con armonie giapponesi e tibetiane: acuti letali si alternano a coinvolgenti coralità, anche folk festaiole; un assolo malmsteeniano segue uno stacco sinfonico, e c'è spazio anche per un tocco di fantasy. Vanishing son è traccia epica con rimandi alla psichedelia; prog rock stile Rick Wakeman, inserti fusion ed assalti di metal progressivo caotico chiudono (se l'esprit de géométrie per i Sea Of Dreams avesse un senso) il cerchio. Last trooper è un'appassionata jazz/power/epic/fusion track!

Finalmente con la subentrante Illusions (Feel the wind its under your wings. Fly with me when ever you can. / All my lust have give me trouble. I'm on my way to the judgments day. / Feel the fire that rage inside me. What can I do, should I pray. / Please dear Lord give me mercy. I'm not the man they say I am. / Sinner your busted, have no mercy. Afraid I cant believe this insanity) giungiamo all'apogeo del trip scritturale: cosa riserva il songwriting di questi quindici minuti circa? Semplice: sontuosa epicità flautistica come intro e nel calderone ci mettiamo prog rock, accenni R'n'B (!), power catchy, gioiosità acustica, chorus da maremoti di brividi, assoli isterici, atmosfere natalizie (in stile Trans Siberian Orchestra), baritono epico, psichedelia, ma soprattutto lunghi calienti e sognanti stacchi di latinoamericana. Basta? No, chiudono piano e voce commossi con coralità angeliche. Strepitosa e staziante è la semiballad Morning rain, agrodolce con continue variazioni ritmiche Strong winds. Il finale è per l'epica Land of flames dove oriente, folk e partiture psichedeliche si fondono in un'amalgama emotivamente trascinante guidata dagli acuti e dai vocalizzi del talentuoso Jim Foss.

Emozioni viscerali e perplessità confuse, eclettismo a frotte eppur quasi delirante, arte quint'essenziale ma anche pavoneggiamento compiacente, soluzioni da soprassalti eppur passaggi da scuotere la cervice, eccetera eccetera...c'è veramente tutto dentro "Land Of Flames" al quale dare una valutazione definitiva è da temerari. Basatevi su quanto ho provato ad accennare, considerando in ciò che difficilmente troverete di altrettanto azzardato, ma anche che la produzione è solo sufficiente per un lavoro prog tanto ambizioso. Geniale ma acerbo...disco amletico.

Vaake

VOTO

79

 

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