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I Selah sono un giovanissimo quintetto
danese fautore di un alternative post-hardcore pregno di influenze
mathcore, che debutta con questo breve professionale Ep autoprodotto.
Quattro tracce per un quarto d'ora scarso di piacevoli composizioni
dagli spunti anche piuttosto originali, merito non da poco se
consideriamo quanto il genere sia stato spremuto dal mainstream
statunitense. La ricerca melodica non è mai prioritaria, ma quando viene
voluta mai - o quasi - scade nel banale o nell'emo-melenso. L'esecuzione
strumentale è costantemente pulita, a prevalere al microfono è il growl
di Ebbe Ryberg, alternato alle clean vocals spesso filtrate dell'anche
chitarrista Benjamin Kousholt.
Oltre a quanto appena sommariamente descritto,
rallentamenti minimali, sincopati ritmici e distese fluide emergono
dall'opener Unheard, cui succede Make me hunger and
thirst for You (I admire the grace of yours / that every time I
come before you, / you cast my debts far away. / Still I disobey your
every word. / I’m tearing myself apart. / I want to be with you, / my
Father, my Lord, / but my sins are in the way), che dopo una premessa
doomy caricata di pathos si dividerà tra fasi cupe e distensioni ariose
con clean che rasentano l'emo. Un'alternanza concettualmente simile pur
se dai mood e dalle note sostanzialmente differenziate, è in Where
is your victory, dover la novità scritturale viene rappresentata
da cenni progressivi. Closing track del primo Cd del moniker è
Your warm presence, song post-hardcore dalle marcate influenze
mathcore, che non disdegna però la melodia.
Il sodalizio è anagraficamente molto verde ma
musicalmente affatto acerbo o ingenuo, e pur non proponendo alcunché di
innovativo o guizzi particolarmente talentuosi, è stato in grado di
sfornare un gradevole lavoro, pienamente all'altezza degli standard del
genere, che osa ma senza strafare, e che lascia ottimisticamente
presagire un buon proseguo di carriera artistica.
Valerio Mei
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